«Non so se sia cafona lei a dire queste cose, ma certamente la sua è una dichiarazione ignorante». A parlare è Flavia Corrado, meglio conosciuta come Zia Flavia Food&Boob, che risponde a distanza a Elisa De Panicis Agnelli. La prima è un’influencer napoletana, ora trapiantata a Milano, che nella sua pagina Instagram da quasi 100mila follower si fa ambasciatrice della cucina e della bellezza made in Naples. La seconda, invece, è la concorrente del Grande Fratello ora nella bufera per aver definito offeso il dialetto napoletano e anche è un po’ la Spagna. «Lo spagnolo mi ricorda Napoli, quando parlo spagnolo mi sento cafona».
Post, tweet, addirittura il Movimento Neoborbonico che ne chiede l’esclusione dal programma. Che idea ti sei fatta?
È una dichiarazione sciocca. E poi cosa vuol dire cafona? Non sono io a dover ricordare la tradizione culturale e letteraria del nostro dialetto. Come tutte le lingue, il napoletano è depositario di storia. A me, ad esempio, piace molto recuperare termini antichi che ascolto da mia nonna, che oggi nessuno usa più. E mi fa piacere quando le persone, napoletane e non, mi chiedono il significato di quella parola.
Da napoletana trapiantata a Milano, che fa del dialetto un motivo di vanto, sei mai stata stigmatizzata?
No, anzi. Il napoletano fa simpatia tra milanesi e non, e io continuo ad usarlo considerandolo un punto di forza. Può capitare di incontrare qualche pregiudizio ma sono più i napoletani a farsene che gli altri.
In che senso?
Mi capita di incontrare napoletani e campani che quasi si vergognano ad usare il dialetto perché credono sia sintomo di ignoranza. Siamo cresciuti con l’idea che l’italiano corretto è quello parlato in tv, dove esiste una certa tolleranza, quasi simpatia, per l’accento di Roma o Milano, che poi sono le città dove sono nati i principali centri di produzione televisiva. E così ci siamo convinti che la nostra non fosse una lingua socialmente accettata. E così ci adeguiamo. Ma secondo me l’omologazione è vista come un valore solo dalle persone insicure, senza carattere.