La pratica amministrativa per i lavori di ampliamento della clinica Pineta Grande a Castelvolturno, le assunzioni da offrire in cambio di autorizzazioni, il presunto sistema collusivo, le sue conoscenze personali e quelle istituzionali, i contatti con i funzionari pubblici comunali e con quelli regionali. L’interrogatorio di Vincenzo Schiavone, il manager delle cliniche e patron della casa di cura Pineta Grande, ha ruotato attorno a questi temi. Assistito dagli avvocati Giuseppe Stellato e Claudio Sgambato, Schiavone ha chiarito i termini dei rapporti con funzionari pubblici finiti all’attenzione degli inquirenti. Nessuna corruzione, ma rapporti istituzionali e strettamente ancorati alla sfera della regolarità e della legittimità.

Eccola la posizione di Schiavone, imprenditore finito sotto scorta per le denunce del passato contro il clan dei Casalesi e che dal 23 gennaio scorso è agli arresti domiciliari per accuse che partendo da presunte irregolarità edilizie relative ai lavori di ampliamento a Pineta Grande hanno ipotizzato uno scenario di presunta corruttela e di condizionamento di pubblici ufficiali per i propri interessi imprenditoriali. Corretti anche i rapporti con esponenti della Regione, ha sostenuto Schiavone escludendo attività combinate in danno di altri imprenditori e affermando la regolarità dei contatti con il presidente dell’Aiop Crispino, pure finiti all’attenzione della Procura sebbene non oggetto di contestazione. L’interrogatorio di garanzia di Schiavone, che si è tenuto ieri dinanzi al gip Annamaria Grammatica, è stato un passaggio obbligato dell’inchiesta dopo le misure cautelari dei giorni scorsi.

Il confronto con il gip è durato circa due ore, nelle quali l’imprenditore ha risposto alle domande degli inquirenti, ha ricordato fatti e circostanze, ha spiegato il contesto di ogni singola conoscenza o amicizia finita all’attenzione di chi indaga. E ha fornito una chiave di lettura diversa delle assunzioni nella sua clinica dove negli ultimi tempi ci sono state 300 assunzioni in vista dell’ampliamento della struttura: per l’assunzione dell’endoscopista genero dell’ex responsabile dell’ufficio tecnico comunale Carmine Noviello, Schiavone si è giustificando sostenendo di conoscere il professionista da molti anni, e in merito ai lavori affidati all’ingegnere fratello di Noviello ha spiegato di essersi avvalso di lui già nel 1991, quando Noviello non era ancora responsabile dell’ufficio tecnico comunale.

Nell’inchiesta dei pm Quaranta e Urbano della Procura di Santa Maria Capua Vetere si sospettano inoltre pratiche edilizie irregolari per ampliare il complesso sanitario di Castelvolturno, presunte illegittimità degli atti con cui sono stati autorizzati i lavori e sullo sfondo la capacità di Schiavone di interferire su pubblici ufficiali per i propri interessi imprenditoriali. Anche su questo punto la difesa di Schiavone è stata chiara: nessuna corruzione, nessun falso. E ha mostrato la volontà di mandare avanti i colloqui con inquirenti e consulenti al fine di individuare i parametri entro i quali, rivendendo le volumetrie, si possa “sanare” la questione, togliere i sigilli alle aree sottoposte a sequestro preventivo dal 16 settembre 2019, e riprendere le opere che danno lavoro a decine di persone. Si vedrà. Intanto, contro gli arresti la difesa ha annunciato ricorso al Riesame.