I sepolcri di Virgilio e Giacomo Leopardi in una Napoli che non t’aspetti. Parte dal capoluogo partenopeo, precisamente da una Mergellina lirica e bucolica, il viaggio in Italia di Giulio Ferroni, anzi ne L’Italia di Dante, edito a fine 2019 da La Nave di Teseo+ in collaborazione con la Società Dante Alighieri. Viaggio nel paese della Commedia è il sottotitolo dell’imponente volume (1125 pagine) che rappresenta una autentica opera di critica socio-letteraria on the road. Il libro infatti è corredato, nel retro della copertina, da una bella mappa geografica concettuale del Belpaese che traccia il percorso esatto compiuto da Ferroni, sulla scia poetica dantesca, nel corso di cinque anni: tra il 2014 e il 2019. In epigrafe a ogni capitolo/tappa del viaggio i versi di riferimento. Così la magica ambientazione della Crypta neapolitana, antico passaggio sotterraneo tra Napoli e Pozzuoli, ovvero tra gli attuali Piedigrotta e Fuorigrotta, che il mito vuole sia stato scavato dallo stesso poeta mantovano, rappresenta il primo quadro, la prima stazione nel percorso a cavallo tra storia, luoghi, personaggi narrati da Dante nella Commedia.

Virgilio, celebrato dall’Alighieri come suo “maestro e autore” e di conseguenza la città che ne ospita le spoglie mortali, Napoli, non potevano non occupare una posizione principale. Altissima del resto, al pari quasi di un patrono laico, è la reputazione di cui gode l’autore dell’Eneide nel capoluogo campano dove già i napoletani a lui coevi lo celebravano per il presunto miracolo della “grotta”. Tutto ciò prima ancora, per ovvi motivi cronologici, che prendesse piede la devozione cristiana al santo del Miracolo per eccellenza: San Gennaro, protettore della città.
Tutto questo nonostante, come annota doverosamente Ferroni, Napoli non sia affatto tra le realtà più citate nella Commedia. L’Alighieri ne parla nel De vulgari eloquentia mettendo in rapporto la lingua dei napoletani con quella dei caietani, abitanti di Gaeta, come esempi di diversità di linguaggio tra genti di stirpe affine, mentre nel Convivio Dante ricorda Napoli in relazione all’antica famiglia nobile dei Piscicelli.

Nella Commedia, invece, il capoluogo campano viene nominato un’unica volta proprio in relazione alla sepoltura di Virgilio. In tal modo quella terzina diventa l’epigrafe del primo capitolo dello studio di Ferroni: ”Vespero è già colà dov’è sepolto lo corpo dentro al quale io facea ombra; Napoli l’ha…” (Purgatorio III 25-27) ed è appunto una citazione che rimanda proprio al luogo del destino ultimo del corpo del Poeta, distante, elevato rispetto al vociare tipico della “Napul’è mille culure”, poi ripresa dalla celebre poesia contemporanea in musica di Pino Daniele. E tutto ciò nella prospettiva dantesca (o virgiliana) di Napoli rimane sullo sfondo. Un panorama protetto dal profilo imponente di Castel Dell’Ovo – altro luogo nel quale aleggia più che mai il mito del poeta lombardo – fino a perdersi nel fitto giardino virgiliano, fiorito di ginestre, quel fiore che unisce idealmente i versi bucolici dell’aedo mantovano alla celeberrima poesia di Giacomo Leopardi.