Continuando sulla via si incontra il grande Ospedale degli Incurabili, che è oggetto di prossimo restauro, frutto di accurato studio e sostenuto nei finanziamenti dall’ASL, un caso virtuoso. Il complesso di Santa Maria del Popolo degli Incurabili nasce nel 1519 e da quel giorno non ha mai cessato la sua attività assistenziale. Il giardino serviva come orto medico alla Farmacia, con un impianto geometrico con sei aiuole e vialetti ortogonali e conserva un maestoso Cinnamomum camphora e due annose Quecus ilex. Suddiviso nel Settecento, il giardino diventa ormai col tempo solo ornamentale.
L’attiguo Monastero delle Trentatré o S. Maria di Gerusalemme conserva un giardino di agrumi ben conservato, confinante con un muro a S. Maria Regina Coeli. Insomma una maglia fitta che comprende S.Maria delle Grazie a Caponapoli e il giardino ben tenuto con una vegetazione ornamentale a seguito del restauro degli anni Ottanta. Insomma, vale la pena di pensare che nell’area più antica di Napoli, proprio dove ci si sente costretti tra le mura e infilati in una stradina stretta, l’ossigeno delle piante non manca, quindi che si continui… o forse c’è bisogno di luce.
Torniamo verso il mare a ritrovare una pausa, risalendo dal porto alla grande piazza Plebiscito. Ed ecco Palazzo Reale, tutto affacciato sul golfo. Varcato il grande cancello, oltre il cortile d’Onore, come quinta scenica le mura del Maschio Angioino, ritroviamo aria nel verde, e ci rende fortunati eredi della magnificenza di un regno che ci ha consegnato un luogo dove l’architettura monumentale vive simbioticamente con l’architettura del verde. Tre sono i giardini che Palazzo Reale ospita, tutti realizzati in epoca ottocentesca, durante la ristrutturazione del complesso dopo l’incendio del 1837, sotto il regno di Ferdinando II. Oltre il Cortile d’Onore appare il Giardino Romantico progettato e realizzato dal tedesco Federico C. Dehnardt. In soli 10.000 mq, l’esperto botanico di Corte progetta un giardino trapezoidale, alla moda del tempo, di gusto romantico e di forte senso scenico aperto al paesaggio. Inserisce nelle ampie aiuole una grande varietà di specie acclimatando, secondo l’uso del tempo, alcune essenze arboree esotiche e nel 1847 viene piantumato il Ficus Magnolides, proveniente dall’Ohio. Le palme di origine americana e delle isole Canarie vengono introdotte solo a fine Ottocento, seguendo la moda. Le aiuole, per lo più sistemate a prato, ospitano cespugli di pittosporo e lauro mentre si dispongono, senza apparente progetto, lecci, pini, magnolie, cipressi e palme, un’oasi cittadina a tutti gli effetti.
Tra le innovazioni apportate emerge il mirabile giardino pensile, distrutto in gran parte dagli eventi bellici del 1943 e restaurato in più fasi, attualmente si offre perfetto con una attenta cura del verde. Ricostruito da pochi anni, il ponte di collegamento tra il terrazzo e la sala centrale del museo apre giusto a metà della facciata alla vista sul golfo, creando una piacevole area di sosta tra i due corridoi a grillages che si allungano ai lati tra dodici aiuole simmetriche che costituiscono un delizioso giardino all’italiana, ricco di molte essenze arboree secondo il progetto originario, con diverse specie di gelsomino, come Jasminus Azoricum, restituendo al pubblico un giardino una bellezza antica ma non sfiorita. Si affaccia verso piazza San Ferdinando il Giardino Italia, così nominato dalla statua del Liberti posta dai Savoia nel 1862, e ospita, nelle quattro aiuole simmetriche, le piante di Camelie, care alla regina Maria Carolina. Con la costruzione della Galleria Vittoria, nel 1929, e l’abbattimento delle rampe del Picchiatti (XVII sec.) l’area degli Arsenali borbonici viene separata dal Palazzo e si impoverisce di verde. Quel che resta sono i giardini comunali di Molosiglio, un esempio di difficile manutenzione e utilizzo, con una fontana seicentesca, riattata da piazza Mercato, e la “Fontana dei papiri”, secchi senz’acqua. Al di là del molo c’è il mare che bagna Napoli.