Da dove ricominciamo? Ci attende il percorso più difficile alla ricerca di verde nel fitto del tessuto urbano. Vista dall’alto della collina, lo sguardo frettoloso dal piazzale di San Martino, la città ci appare una trama fitta di strade strette tra le mura di edifici, traboccanti di campanili e cupole, non trova pause se non oltre i confini metropolitani, addolcendosi finalmente le alture sulla linea di costa sotto il Vesuvio. È così il centro antico di Napoli, Patrimonio Unesco. Stretta al di sotto della borbonica via Foria, sembra non respirare, eppure quante sorprese dentro le alte mura dei conventi e dei palazzi attendono i visitatori più curiosi!
Il primo pensiero corre su via Benedetto Croce, Spaccanapoli, decumano inferiore, e al Chiostro grande, maiolicato dal Vaccaro, del convento di Santa Chiara, che conserva la più grande area verde di 5.000 mq. Invece saliamo più su, lungo l’antico decumano maggiore, dall’area degli antichi granili intorno a piazza Bellini, a via Tribunali e di qui salire a stringersi tra i cardini fitti della città greca e poi romana, dove pare che l’aria sia negata.
È qui che i viaggiatori stranieri del Settecento percepivano Napoli città buia, anche per i basoli scuri che rivestono le stradine, un tempo pure, lo si immagini, maleodoranti. Eppure lì vivono i chiostri dei conventi che, dal tardo Medioevo alla completa espansione degli edifici conventuali controriformati (negli anni 1580/85 si contavano a Napoli 80 monasteri con 3769 religiosi) in parte ancora esistono, ed erano soprattutto orti medicinali, perché ogni convento aveva il suo Hortus conclusus e la sua farmacia. Molti di questi la storia post unitaria ha trasformato in altre destinazioni d’uso, ma non ha ridato al verde spazio tra le mura. Nonostante ciò, il tessuto è ricco di palazzi storici che, per la configurazione della città antica, hanno giardini di massimo 400 mq. Sopravvivono in alcuni palazzi residenziali rari giardini pensili, a ricordo della predisposizione intima della domus romana, nascosti per la maggior parte alle quinte di affaccio su strada, eppure piccoli polmoni di respiro. I giardini sono dunque da ritrovare nelle strutture conventuali. Dietro piazza Bellini, fronte a san Pietro a Majella, si entra nel Vecchio Policlinico da un’area anonima ma appena dentro ci troviamo nell’antico chiostro del monastero di S.Andrea delle Dame, sorto nel 1578 su terreno “ortolizio” del confinante monastero di San Gaudioso. L’attuale conformazione del chiostro conserva in parte l’antica conformazione, a pianta quadrata, con variazioni dovute alla trasformazione in clinica universitaria, ed ha un maestoso Cinnamomum camphora con palme di provenienza dall’Orto Botanico, in particolare la Washingtonnia filifera. Testimonianze del giardino claustrale ad orto-frutteto permangono in due piccole aree in forma articolata, oltre a un piccolo giardino pensile su vico sant’Aniello con qualche albero di camelie tra gli agrumi.
Di San Gaudioso restano tracce del giardino con accesso dal bellissimo arco barocco e una piccola rampa. Nella vicina piazzetta, con una breve scala a forbice si sale nel convento di S.Maria Regina Coeli. L’ingresso porta subito al chiostro, realizzato circa un secolo dopo la fondazione, su progetto del Picchiatti, con piccole aiuole ben curate dalle suore con pochi alberi di agrumi, camelie, conifere, eucalipti, palme e piante da fiore, insomma un giardino ornamentale.