Sono le 9 del mattino. Sto andando a prendere la metro a Materdei, direzione stazione centrale. Ho deciso di tornare a casa mia, a Roma, e di mettermi in quarantena nel mio appartamento. Dovendo affrontare il viaggio in treno preparo tutto: disinfettante nella borsa, documenti e soprattutto compilo il modulo di autocertificazione per poter viaggiare, motivazione: rientro presso il proprio domicilio. D’altronde il premier Conte nel firmare il decreto #iorestoacasa è stato chiaro: “Gli spostamenti in tutta la Penisola saranno ridotti al minimo, per giustificare qualunque movimento sarà necessaria l’autocertificazione, ma qualora fosse falsa sarebbe un reato”. Niente paura, mi ripeto, devo solo tornare a casa, è tra i motivi garantiti nel documento.

Inizia il tragitto per arrivare alla stazione: nella banchina della metropolitana c’è davvero poca gente, meglio così, vuol dire che le persone stanno capendo che devono rimanere a casa. Ma è solo un’amara illusione: i vagoni sono troppo affollati, le persone non rispettano la distanza di sicurezza. C’è chi cerca – inutilmente – di coprirsi il volto con una sciarpa, chi tiene la testa chinata, come se non incrociare lo sguardo degli altri possa salvarci dal contagio. Stesso problema sulle scale mobili che portano alla stazione. Nessuna distanza e la gente che si ammassa: “Devo prendere un treno”, dice una signora frettolosamente sfiorando gli altri.

“Chissà che folla e che ressa troverò in stazione – penso subito – ora che il governo ha deciso di bloccare tutta l’Italia ci sarà il delirio, come a Milano”. Anche in questo caso vengo subito smentita. Pochissime persone sostano davanti al tabellone delle partenze, saranno sette, al massimo otto. Eppure qualcosa manca: dove sono i controlli dei documenti e dell’autocertificazione, da effettuare prima di salire sul treno? Non c’è un posto di blocco, un infopoint, un gazebo, niente. Cerco con più attenzione, deve esserci per forza. Niente. Chiedo a un addetto Trenitalia se sa qualcosa: “Mi dispiace signorina, anche noi ci stiamo capendo molto poco”.

Mancano cinque minuti alla partenza del treno, devo affrettarmi. Forse mi chiederanno la documentazione quando arrivo a destinazione. Mi avvicino al binario e trovo dei controllori (finalmente!), avanzo mostrando il biglietto e il mio documento ma di tutta riposta i due addetti al controllo mi guardano e dicono: “Signora si affretti che il treno sta per partire”. Suona quasi come un rimprovero per aver fatto tardi. La carrozza dove sono seduta, ma in generale tutto il treno, è quasi vuoto, si sente un forte odore di alcol e disinfettante. Arrivo a Roma puntualissima, Termini è molto più affollata di Napoli. Uscendo dalla stazione un miraggio: un gazebo della Polizia che controlla i documenti e costringe i viaggiatori a compilare il modulo prima di salire sul treno. Ma allora esistono i controlli! E pensare che alla stazione di Napoli sembrava quasi di viaggiare in una giornata normale, poco affollata certo, ma quasi normale.