Di cosa parleranno il presidente francese Macron e il primo ministro italiano a Napoli domani? Rispondere con precisione a una domanda del genere è praticamente impossibile (tutte le agende diplomatiche sono sottoposte ad una certa incertezza) ma qualche previsione si può fare.  Parleranno della necessità di procedere nel processo di normalizzazione delle relazioni franco-italiane iniziato con l’avvento del secondo governo Conte. Le intemperanze del ministro degli interni italiano Salvini e una certa arroganza nelle risposte del presidente francese avevano determinato una spiacevole e, per certi aspetti, anomala situazione di tensione fra i due paesi. E’ nell’interesse di entrambi farlo e, quindi. In questa direzione si procederà.

Discuteranno del ‘Patto di Stabilità’ e dei suoi possibili margini di interpretazione. I francesi diffidano degli italiani ma è possibile che la situazione dell’economia europea li induca ad essere più flessibili. Non molto tempo fa Macron ha ammesso che il “capitalismo è in crisi” (parole che neppure Fratoianni ha l’ardire di pronunciare) e che la democrazia liberale ha dei problemi. Due dichiarazioni che, da parte di chi ha rapporti consolidati con gli ambienti dell’alta finanza internazionale qualcosa devono pure significare.

Probabilmente si parlerà della ‘questione’ dei migranti clandestini nel Mediterraneo. Gli italiani sono più interessati dei francesi a farlo ma è probabile che anche il governo di Parigi sia oggi disposto a dialogare su questo tema. Fino a che punto? Qualche passo in avanti è già stato fatto. Ulteriori previsioni sarebbero azzardate. La ‘Grande Migrazione’ è verso l’Europa (l’espressione è di Raffaele Simone) ed è probabile che anche i francesi – più di prima – siano disposti a farne uno dei temi dell’Agenda europea.

Si parlerà sicuramente della Libia. Su questo punto, dalla caduta di Gheddafi, gli interessi italiani e quelli francesi sono stati conflittuali. Ma, dopo ‘l’intervento a gamba tesa’ della Turchia e quello nella guerra civile libica della Russia, l’assetto del Mediterraneo sta cambiando e sia l’Italia che la Francia hanno interesse ad impedire un cambiamento radicale degli equilibri geopolitici. Molto probabilmente dall’incontro non emergerà nulla di concreto, perché nulla del genere i due paesi, da soli, possono fare per cambiare le cose. Ma sarebbe già qualcosa se il problema fosse affrontato con la consapevolezza che alcuni, fondamentali, interessi sono comuni ai due Paesi.

E, infine, è possibile che si parli di due aspetti delle relazioni franco italiane generalmente trascurate dalla grande stampa eppure centrali. Il primo riguarda le relazioni con gli Stati Uniti. Macron è dell’avviso che il governo di Parigi debba avere una linea di condotta più ‘indipendente’, in ogni caso più risoluta, nei confronti del governo di Washington. Il governo di Roma (e sotto questo profilo non è una questione di maggioranze) non ha interesse a seguirlo passivamente su questa strada. Ma, tenuto conto degli orientamenti recenti della politica europea degli Stati Uniti (orientamenti che prevedibilmente sarebbero confermati da una vittoria di Trump alle elezioni di novembre), l’Italia non ha interesse ad assumere una linea d condotta troppo negativa.

Il secondo, il più importante, riguarda le relazioni con la Russia. Intrattenere relazioni amichevoli con la Russia è da centotrent’anni una componente fondamentale della politica estera francese. Era così anche all’epoca della Guerra Fredda, quando le possibilità da parte di Parigi di sviluppare iniziative autonome era molto, ma molto, limitata; lo è oggi quando l’Unione Sovietica non esiste più e la Russia, reagendo alle umiliazioni – forse inevitabili – subite a metà degli anni Novanta del secolo scorso, ha ripreso il suo posto di grande potenza in Europa. Su questo punto la Francia ha qualcosa da dire e l’Italia, in nome del proprio interesse nazionale, ha interesse a cercare di capire senza pregiudizi quali sono le sue intenzioni.