Più cresce l’attenzione per l’ambiente e il verde, più Napoli trascura i suoi parchi e i suoi giardini urbani. Mentre in Cina la Liuzhou Municipality commissiona allo studio Boeri il master plan per la Città Foresta, da realizzare entro l’anno per assorbire 10.000 tonnellate di anidride carbonica, a Napoli un intero parco, il Virgiliano, viene praticamente estinto. Dall’8 ottobre 2019 il Parco Virgiliano di Posillipo è chiuso definitivamente al pubblico. Con l’autorizzazione della Soprintendenza sono stati abbattuti con notevole spesa gli alberi di pino dalle grandi chiome, svuotati da un ignoto parassita che non è stato bloccato per tempo, e insieme, per incuria, vanno perdendo vita alberi di leccio come le alte siepi di corbezzolo, le siepi di bosso e appassendo le poche fioriture, mancando quella ordinaria manutenzione che avrebbe contenuto il danno.
Ora si lavora a nuovi progetti di piantumazioni che per normativa dovrebbero essere le stesse, insomma un rompicapo.
Posillipo resta comunque una zona con ampi spazi verdi, seppure privati perché di pertinenza di ville storiche residenziali, lungo la linea di costa sotto la via omonima, come la stessa villa neoclassica Rosebery, residenza del presidente della Repubblica, verso Riva Fiorita. In un parco verde ancora più esteso sul crinale sporto sul mare, c’è villa Barracco, già villa Emma, costruita nel 1660 e, poco distante, villa de Martino, già settecentesca dimora del duca di Frisio con terrazze di giardino all’inglese.
Affidato alla cura dei proprietari, il verde piantumato sulla costa è un polmone anche per la parte superiore della collina che la speculazione edilizia del XX secolo ha affollato di palazzi residenziali.
Così, scendendo dalla collina di Posillipo verso il mare, non ci si accorge che esiste, a Piedigrotta, un tempo più vicina al mare di Mergellina, uno spazio verde di grandissima tradizione dove Cocceo, architetto militare, costruì nel 37 a.C. la grotta detta poi Crypta neapolitana o anche Grotta Vecchia, passaggio a carattere militare per i Campi Flegrei.
È un piccolo parco che ha tanto da raccontare, ben noto agli antichi viaggiatori, a re e a poeti come Boccaccio e Leopardi. In alto, a sinistra della grotta, un antico colombario di epoca romana, ritenuto la Tomba di Virgilio come sottolinea la vicina lapide Hic Vergilius tumulus est…, ha dato a lungo il nome all’area, ridefinita nelle sua sistemazione a parco per volontà di Enrico Cocchia, tra il 1926 e il 1938. Durante i lavori, si decise di accogliere nella parete tufacea di risalita le spoglie di Leopardi, provenienti da San Vitale vecchio di Fuorigrotta, abbattuta nella trasformazione urbana che interessò tutto il rione.