Stefano è il grafico di questo giornale. Ed è tifoso del Napoli. Quando ieri ha letto le dichiarazioni di Marco Van Basten, gli sono passati davanti agli occhi gli anni più belli del San Paolo. Quelli di Maradona e del primo e del secondo scudetto. Quest’ultimo, quello del 1989/1990, messo ieri in discussione dall’attaccante olandese in un’intervista al settimanale 7. «Prima la sceneggiata di Bergamo – ha detto Van Basten – con la moneta in testa ad Alemao e il massaggiatore del Napoli che gli dice di simulare un trauma. Poi la nostra sconfitta a Verona. Una imboscata, con un arbitro come Lo Bello che fece di tutto per farci perdere e fischiò in maniera scandalosa. Un lavoro fatto bene». Il tutto, a suo dire, per il sistema del calcio che voleva mandare due squadre in Coppa.

«Van Basten avrebbe dovuto ricordare anche il campionato ‘87-’88, vinto dal Milan e viziato dal calcio scommesse. Il Napoli perse 4 degli ultimi 5 match. Un suicidio», ha detto Stefano. Che come tutti i tifosi conserva una delusione, una presa di coscienza, una perdita dell’innocenza arbitrale. Sorprende però che un campione rimesti come un tifoso acque abbondantemente passate. Ma poi, chissà il “Cigno di Utrecht” quanti dei suoi tre Palloni d’Oro avrebbe vinto se il premio fosse stato all’epoca aperto (come oggi) anche alle nazionalità extra-europee? Maradona perciò non ne vinse nemmeno uno. La storia tira brutti scherzi a tutti.