Il dibattito in questi giorni sulle candidature alle prossime elezioni regionali e ciò che sta avvenendo al Comune di Napoli con l’emendamento “Salva-Dema” approvato da Pd e M5S ci inducono a una riflessione a dir poco amara. Napoli e la Campania, se le cose resteranno così, non cambieranno per i prossimi dieci anni. La probabile riproposizione della sfida Caldoro-De Luca ci fa capire che il centrodestra, così come il centrosinistra, non è riuscito a far crescere una classe dirigente nuova. Anzi, per quel che mi risulta, entrambi i poli l’hanno sempre ammazzata sul nascere a causa di consorterie di piccolo potere che non avevano e non hanno alcuna voglia di lasciare il passo al nuovo o almeno a elementi di novità della società civile.

In città, invece , ciò che per altri sarebbe stato motivo di linciaggio da parte non solo dell’opinione pubblica ma anche e soprattutto della magistratura contabile, diventa pressoché normale, tanto da essere visto come motivo di orgoglio per un’alleanza futura tra le forze protagoniste. I risultati dello sfascio – non dimentichiamolo – sono sotto gli occhi di tutti. C’è bisogno di una ventata nuova, c’è bisogno di persone competenti che decidano di mettersi in gioco, c’è bisogno che tutto quel mondo che fa parte della cosiddetta società civile scenda in campo. Altrimenti – non mi stancherò mai di dirlo – è inutile lamentarsi delle inefficienze della macchina amministrativa e del fatto che a sfidarsi siano sempre gli stessi contendenti.

A sinistra come a destra c’è tanta gente brava, competente e con idee valide per Napoli e per la Campania che per troppo tempo è stata in disparte, a guardare, spesso non per colpa sua, ma per gli alti muri sollevati dalle oligarchie partitiche che governano la regione. Avverto in giro una voglia di impegnarsi, un desiderio dettato soprattutto dagli strafalcioni dei parvenu della politica e dall’incompetenza di molti pseudo-leader politici. Napoli e la Campania non possono rinunciare al loro ruolo guida nel Mezzogiorno né possono lasciare ancora questo compito a mani inesperte e prive di una visione politica e strategica. Bagnoli resta il simbolo, l’esempio di tutto questo, non mi stancherò mai di dirlo: dopo quarant’anni siamo fermi al palo a causa di veti e interessi di botteguccia.