Il Tribunale di Napoli ha un nuovo presidente e per la prima volta nella sua storia è una donna, eletta all’unanimità dal plenum del Consiglio superiore della magistratura. Si tratta di Elisabetta Garzo, già ai vertici della direzione del Tribunale di Napoli Nord, dove si è distinta per aver contribuito con le sue capacità organizzative a rendere più efficiente l’apparato giudiziario. La sua nomina segue di poco un’altra eccellente elezione che ha portato la costituzionalista Marta Cartabia a ricoprire il ruolo di presidente della Corte costituzionale per la prima volta dall’istituzione del giudice delle leggi.

Sono soltanto le ultime nomine eccellenti di un nutrito elenco di donne che recentemente sono state chiamate a rivestire ruoli di vertice fino a poco fa riservati al genere maschile in via esclusiva. Basti pensare a Fabiola Giannotti confermata al Cern, Sabina Nuti rettore alla Scuola Sant’Anna, Gabriella Palmieri Sandulli alla presidenza dell’Avvocatura generale, Anna Maria Loreto posta a capo della Procura di Torino, Alessandra Perrazzelli vicepresidente di Bankitalia, per citarne solo alcune a conferma del fatto che effettivamente la tanto auspicata svolta nelle questioni di genere si è quanto ameno avviata.

Dunque, è stato sfondato il cosiddetto “soffitto di cristallo”, espressione ormai entrata nel gergo comune e ritenuta appartenente ai giorni nostri, ma di cui molti ignorano non solo che sia stata coniata da una donna, ma che soprattutto fu pronunciata nel lontano 1978, anno in cui una giovane manager americana declamò un discorso a una tavola rotonda della Women’s Exposition di New York sulla difficoltà delle donne a ricoprire incarichi dirigenziali nel mondo del lavoro.

Ebbene, essendo passati ‘appena’ 42 anni e stando ancora qui a meravigliarci di quello che invece non dovrebbe fare più notizia nel 2020, sarebbe forse più opportuno parlare di una breccia piuttosto che di uno sfondamento. L’entusiasmo, infatti, dovrebbe lasciare il posto allo sdegno se si considerasse che il presidente della Corte costituzionale è una donna solo perché non si poteva fare diversamente, prevedendo la prassi consolidata che la carica sia assegnata al membro il cui mandato è più a breve scadenza. Lo sdegno dovrebbe aumentare quando ci si scontra con il dato ministeriale secondo cui solo il 22,3% del totale dei professori ordinari è donna. Amara dovrebbe risultare la considerazione che le donne abbiano maggiori possibilità di carriera quando si tratta di impiego pubblico, in cui è l’esame di accesso a ridurre la discriminazione, il che equivale a dire che dove si può scegliere si predilige un uomo.

Non è un caso, infatti, che in magistratura, il cui accesso alle donne è consentito solo dal 1963, il loro numero in entrata è ormai superiore a quello degli uomini (il 53%), ma quelle che arrivano a ricoprire incarichi di vertice, per i quali la selezione non è anonima, sono ancora molto poche: appena il 6,1% tra coloro che svolgono funzioni di legittimità in Cassazione e solo il 2,5% in Procura generale. Risentimento dovrebbe suscitare la circostanza che tra le donne che ce la fanno, molte non abbiano famiglia o figli, essendo questa ancora la condizione ottimale per poter fare carriera. Lo stesso sentimento dovrebbe scaturire conoscendo il dato della differenza salariale a parità di mansioni, che stima nel 10% in più il guadagno degli uomini rispetto alle donne.

La strada sulla via della parità, dunque, è ancora lunga. Auguri a Elisabetta Garzo per il suo nuovo incarico, sperando che le donne come lei, una volta sfondato il soffitto da sotto, allarghino le crepe del cristallo da sopra per aiutare altre donne a salire, magari istituendo asili nido nel Tribunale di Napoli a vantaggio di tutte le lavoratrici, dipendenti e libere professioniste che si sono ostinate a immaginare una carriera professionale e anche una famiglia.