“Sei preoccupato per la mia salute? Faccio parte di quello spicchio di italiani che rischia di più con il Coronavirus, ormai sono un vecchietto…». Renzo Ulivieri, 79 anni, presidente dell’Associazione italiana allenatori (AIA), sulla panchina del Napoli in B nel 98/99 e tre anni dopo su quella del Torino, presenta la sfida tra azzurri e granata, tra Coronavirus, Var, il lavoro di Gattuso, il futuro di Mertens, il gelo Sarri-Juve. A proposito di Coronavirus, che pensa del campionato con gare a porte aperte e altre senza tifosi? Il virus è arrivato anche a Napoli. «Il mio ragionamento potrà essere non gradito a tutti ma se è vero che cinema e teatri sono in grossa difficoltà perché le persone temono che il virus si diffonde maggiormente nei luoghi chiusi, ebbene è giusto che il calcio, almeno il calcio, non vada in recessione. Chi non esce a cena, per una pizza o un film in queste settimane resta con i soldi in tasca, meglio poi che vengano spesi per una partita casalinga di campionato, per una trasferta. Insomma, che i soldi girino, gli indicatori economici di questo Paese sono già così negativi. Anche se sono davvero stufo di analisi finanziarie, di dati sulla contrazione economica, pur rispettando il lavoro di chi è così in difficoltà, viene prima la salute, almeno per chi ha la mia età».

Quindi è d’accordo con le misure prese dalle istituzioni?
«Sono concorde con le decisioni prese dalle Istituzioni sul campionato e non solo. E così anche su quello che verrà deciso per Juventus-Inter: si gioca a porte aperte dove si può, dove non si rischia, sennò si gioca senza tifosi sugli spalti. E a proposito delle Istituzioni – da uomo di sinistra che non è esattamente un estimatore del Conte Bis – non me la sento di dire che il Governo abbia esagerato oppure sbagliato ad affidarsi ai nostri scienziati, certo non inferiori a quelli francesi, tedeschi. Quindi mi affiderei alla scienza. E di sicuro non a quei politici che insistono con la propaganda, cercando di far cadere governi in nome dell’emergenza per una forma di influenza».

Lo sport non deve fermarsi. E quindi sarebbe contrario anche al rinvio delle Olimpiadi di Tokyo?
«È decisamente presto, entro settembre, quando inizieranno i Giochi olimpici giapponesi, che non mi pare siano messi benissimo, le cose dovrebbero essere più chiare, rinviare un evento del genere sarebbe un pessimo segnale sulla diffusione del virus».

Tornando al campionato, domani c’è Napoli–Torino, ha allenato entrambe.
«Due esperienze estremamente complesse, forse due parentesi non proprio positive nella mia carriera da tecnico. Ma ho amato entrambe. Il Toro è storia, è Superga, è rispetto per la Tragedia. E Napoli è Napoli, ricordo che spesso venivo spedito fuori dagli arbitri, era una situazione complicata, in Serie B, ma il mio rapporto con i napoletani è stato ottimo. E imparare a guidare nella vostra città poi rende facile farlo in ogni posto del mondo. Siete dei fenomeni al volante».

Che partita si aspetta?
«Non sarà agevole per la squadra di Gattuso, il Toro è in difficoltà, ma non sono sorpreso e poco c’entra l’esonero di Walter Mazzarri. Quando la stagione inizia molto presto, con i preliminari di Europa League come per i granata e poi non ottieni la qualificazione, il contraccolpo è terribile».

Qual è il giudizio sul Napoli targato Rino Gattuso?
«Ho seguito la gara con il Barcellona, la conferma di un trend: contro le migliori italiane ed europee la squadra tira sempre fuori la prestazione, è all’altezza; mentre perde intensità con le piccole, anche se ho visto miglioramenti tra Cagliari e Brescia. E quindi con il Torino attendo il terzo indizio in fila che forma la prova. Nelle partite con le big si vede la mano di Rino Gattuso, la ricerca della costruzione del gioco dal basso, il gusto del gioco, Ospina che costruisce e tocca palla quanto un centrocampista. A tal proposito, avverto le polemiche che si fanno in Italia sull’abuso del portiere in fase di possesso palla, ci si dimentica spesso che è un uomo in più. Vale per Ospina al Napoli e per Ter Stegen al Barcellona».

Insomma, riconfermerebbe Gattuso per la prossima stagione ..
«Non è una domanda da sottoporre a me perché sono un tifoso di Rino, come allenatore, come professionista, per come mette le squadre in campo ma soprattutto per la quantità e qualità di lavoro settimanale. E non mi riferisco solo a lui ma anche al suo staff, di altissimo livello. Dentro ci sono un paio di toscani, Massimo Innocenti è di Empoli, lo conosco bene. Poi c’è Francesco Sarlo, che ha lavorato come scout al Pisa».

E Mertens? Non è paradossale che siamo quasi a primavera e lui non abbia ancora un contratto per la prossima stagione?
«È una vicenda difficile da analizzare. Il belga mi pare non abbia perso nessuna delle sue qualità, nonostante alla sua età si cominci a perdere qualcosa in termini di rapidità, nei movimenti, non come Ibrahimovic che pesa un quintale e anche a 39 anni basta giocargli palla addosso. Certo, la questione contrattuale va risolta entro breve tempo, ma non so se la società abbia voglia di restare ancora legata al passato (e al presente) dopo l’ammutinamento dello scorso autunno, oppure voglia lanciare un nuovo corso che guardi al futuro, anche in attacco».

Sempre sul campionato, si discute tanto, forse troppo, di Var …
«Ero estremamente contrario, convinto che si andasse a perdere l’aspetto umano delle partite, ora invece sono favorevole. Si devono valutare i numeri, le cifre, che parlano di un margine di errore intorno al 2-3%. E quindi va bene, ma può andare meglio, anche nella formazione. A Coverciano mi sono fatto spiegare per bene delle cose dagli arbitri. Certo, si possono allargare gli ambiti, estenderne l’utilizzo ad altre zone del campo, discutere della discrezionalità dei fischietti, forse ci sarebbe bisogno di codificare al meglio gli interventi per non imbattersi in interpretazioni diverse in differenti partite. Il dato incontrovertibile è che gli errori sono parecchio diminuiti. Anche se ho ascoltato Maurizio Sarri nel post partita di Lione-Juventus, è vero, il metro arbitrale è differente tra Europa e Italia ma siamo noi a doverci adattare».

Tra Maurizio Sarri e la Juventus, la passione sembra non essere scattata.
«Ho visto la Juve contro il Lione, meritava di non perdere, passerà il turno e in verità qualcosa si vede delle squadre di Sarri. Nel palleggio e nella fase difensiva. Certo, le difficoltà ci sono tutte e si leggono chiaramente nelle parole dell’allenatore che dice della difficoltà a costruire un collettivo con calciatori così tecnici e individualisti. È il rischio che si corre, si sa che l’allenatore tende a incidere maggiormente nelle squadre con qualità tecnica inferiore, si guardi a Juric al Verona. Il tecnico non deve sbagliare la misura, se incide troppo va fuori giri e così anche se incide poco. La formula perfetta, propria di quelli bravi è prendere il meglio di quello che c’è in Europa ma restando italiani, forti in difesa e capaci di verticalizzare. Sennò devi arrivare in area avversaria con il palleggio, come fa Guardiola».