Uccise la moglie a colpi d’arma da fuoco, incurante della presenza dei due figli e dei suoceri, perché non accettava la separazione. Poi si costituì in Questura e fornì informazioni decisive per la cattura del boss Marco Di Lauro, latitante da ben 14 anni.

E’ stato condannato all’ergastolo Salvatore Tamburrino, 41 anni, ex esponente del clan Di Lauro passato da qualche mese a collaborare con lo Stato. La sentenza è stata emessa dal gip Barbara del Pizzo del Tribunale di Napoli nord. L’omicidio avvenne nella mattinata di sabato 2 marzo 2019 all’interno dell’abitazione dei genitori di Norina Matuozzo, 33 anni, a Melito, comune a nord di Napoli. Nonostante la decisione del rito abbreviato, che consente all’imputato di beneficiare di una riduzione della pena di un terzo rispetto a quella prevista dalla legge, non è stata riconosciuta alcuna attenuante a Tamburrino nel processo di primo grado. In aula erano presenti i familiari di Norina che negli ultimi mesi hanno più volte chiesto giustizia per la 33enne che non aveva a che fare con la camorra.

Tamburrino, fedelissimo di Marco Di Lauro, rivelò poi dove si nascondeva il quarto figlio di Paolo Di Lauro, ricercato dal 7 dicembre 2004, iniziando di fatto la sua collaborazione con la giustizia. Nel giro di poche ore scatto un blitz congiunto di polizia, carabinieri e guardia di finanza, coordinato dai pm della Direzione Distrettuale Antimafia Maurizio De Marco e Vincenza Marra, in un’abitazione al primo piano di via Emilio Scaglione a Chiaiano.