Almeno una volta nella vita c’è capitato di ricorrere ad un finanziamento: nella maggior parte dei casi, una volta ottenuta la somma di denaro, si riesce ad onorare il contratto, però talvolta capita di non riuscire a restituire l’intera somma. Viene così contestata la regolarità del contratto di finanziamento e si interrompe il pagamento in attesa di risolvere la questione. In questi casi, spesso il creditore cede il proprio credito a società specializzate nel recupero crediti: può capitare di vedersi notificare, anche dopo molti anni, una messa in mora con richiesta di pagamento o, addirittura un decreto ingiuntivo, da parte di queste società specializzate nel recupero crediti. A questo punto inizia l’incubo del presunto debitore, il quale deve difendersi contro un nuovo presunto creditore, che vanta improvvisamente somme di denaro triplicate rispetto all’originario debito.
Importante sentenza emessa dal Tribunale di Napoli, che ha accolto la domanda di un cittadino che si era opposto ad un un decreto ingiuntivo di ventimila euro, notificato da una società di recupero crediti, per un presunto contratto di finanziamento relativo ad un acquisto di un bene di consumo, avvenuto oltre 10 anni prima.
“La sentenza del Tribunale di Napoli che ha dato ragione ad Aidacon consumatori è molto importante – precisa il presidente Carlo Claps – perché smaschera e condanna una società di recupero crediti che aveva attaccato un cittadino al fine di recuperare un presunto debito senza possedere i titoli idonei. Capita spesso che le predette società acquistino interi pacchetti di crediti da banche o società finanziarie a cifre irrisorie, in quanto non garantiti o privi di idonea documentazione a supporto degli stessi, e poi provino a recuperare l’intero importo del credito originario attaccando il presunto debito con atti giudiziari”.
Ecco il testo della sentenza n. 9870/19: “…va rilevato che nel caso di specie, a fronte dell’eccezione sollevata da parte opponente in ordine al difetto di legittimazione dell’odierna opposta, quest’ultima non ha adeguatamente dato prova di essere l’effettiva titolare del credito per cui è causa. Dall’esame dei tre contratti prodotti dalla creditrice a sostegno della propria legittimazione, non è possibile evincere quali siano i crediti oggetto delle singole cessioni: va rilevato, infatti, che l’esatta identificazione di essi è stata rimessa dai contraenti ad alcuni allegati contrattuali che, però, non sono mai stati depositati dall’odierna creditrice… Accoglie l’opposizione e, per l’effetto, revoca il decreto ingiuntivo n. 537/16 emesso dal Tribunale di Napoli in data 21.1.2016;condanna l’opposta al pagamento, in favore di parte opponente, delle spese di lite…”