A Merano il primo test in Italia di bus senza autista: con un’app sapremo dallo smartphone l’orario di arrivo del bus elettrico a guida vincolata? A Marano i carabinieri scoprono trasporti abusivi con conducenti senza patente, senza assicurazione e alla guida con due grammi di hashish. Confindustria segnala che ormai il Sud si è fermato (“PIL sottozero e il Nord si allontana”) e il Sole 24 Ore sulla qualità della vita 2019, benché veda Napoli in risalita nella classifi ca, ci posiziona all’81° posto su 107 Province, per l’indicatore di “offerta del trasporto pubblico” (Milano al primo posto, Roma al quarto).

Che succede nel nostro Tpl (trasporto pubblico locale)? Come recuperare offerta ed efficienza, e sicurezza, del servizio oggi assolutamente scadente? “Credo che sia maturo il tempo per fare almeno uno studio per un piano industriale unitario. Tradotto in termini semplici su un’azienda unica regionale di trasporto. Dobbiamo adottare un modello come quello di Milano”, ha detto De Luca, a margine della cerimonia per il prestito agevolato BEI di 68 milioni per l’acquisto di 11 treni per la Circumvesuviana. Bene. Anzi benissimo.

È da tempo che si discute e si propone un’azienda unica, o una holding del Tpl in ambito metropolitano. Ed è facilmente intuibile che ciò comporta semplificazioni, razionalizzazioni ed economie di scala. Tre distinte aziende pubbliche (Eav, Ctp e Anm) di proprietà esclusiva di tre enti pubblici (Regione, Città metropolitana e Comune) che gestiscono sullo stesso territorio il trasporto su gomma e, con l’aggiunta di Trenitalia, la rete su ferro costituiscono un lusso e uno spreco. Hanno indubbiamente ragione, quindi, il presidente Eav, Umberto De Gregorio quando su Repubblica si chiede che senso ha tutto ciò e Matteo Cosenza (Corrmezz) quando cita “la folla di gestori”. Le aggregazioni non possono che permettere, peraltro, dimensioni ottimali per ogni confronto: le nostre aziende sono nani rispetto agli efficienti colossi internazionali della mobilità.