Parafrasando uno slogan del ’77 si potrebbe dire: sarà una risata che ci seppellirà. Ma procediamo con ordine. Se c’è un merito che si può assegnare alla candidatura di Sandro Ruotolo alle suppletive è di aver risvegliato il centro-sinistra partenopeo da una sorta di depresso torpore che lo aveva reso sempre più incomprensibile a chi lo votava. La discesa in campo dell’ex braccio armato di Michele Santoro ha infatti destato una sana voglia di confronto che negli ultimi giorni ha preso la forma – sul web oltre che su autorevoli organi di stampa, tra cui Corriere del Mezzogiorno e Repubblica – di interventi e dibattiti. E dopo gli spiacevoli eccessi iniziali, frutto forse di antiche acrimonie, i toni sembrano essere rientrati nell’alveo della compostezza. Dal livore si è però passati all’involontaria comicità.

Non se ne abbia a male il responsabile cittadino del Pd, Marco Sarracino, ma l’improvvida uscita dell’altro ieri – “Il Pd non è trasformista, si è trasformato” – rischia di restare negli annali. E va bene che è complicato spiegare (agli elettori) perché il Pd si sia pedissequamente piegato ai desiderata del Masaniello di Palazzo San Giacomo, però qui si va oltre. Tanto da evocare il bravo Arturo Brachetti (il più grande trasformista del mondo) e, soprattutto, un vecchio film che forse il giovane segretario potrebbe non aver visto, “Zelig”, divertente gioiello di Woody Allen che descrive perfettamente la “sindrome del camaleonte”.