“È vero, il modello della decrescita non è quello ideale per garantire, da un lato, ai Paesi deboli di accedere a più elevati livelli di sviluppo e, dall’altro, per andare tutti, Paesi deboli e Paesi forti, verso una riduzione dei danni all’ambiente”. Lo ha detto il ministro Sergio Costa intervenendo ieri, presso il Circolo ufficiali della Marina militare, alla presentazione del secondo rapporto sull’economia del Mediterraneo curato dall’Ismed, uno dei più quotati istituti del Cnr.

Il ministro ha così risposto a una sollecitazione del Riformista che l’altro giorno, presentando il rapporto, ne aveva sottolineato la tesi di fondo, vale a dire che, proprio a giudicare dalle vicende socio-economiche dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, è lo sviluppo e non la decrescita a far bene all’ambiente, perché lì dove c’è arretratezza ci sono maggiori emissioni e più elevati tassi di mortalità. La presa di posizione del ministro, espressione di un movimento, quello dei Cinque Stelle, notoriamente sedotto dalle ipotesi decrescitiste, è dunque particolarmente significativa.
Naturalmente, Costa ha ribadito che urge un nuovo paradigma di sviluppo, e a questo proposito ha ricordato la prospettiva della sostenibilità. Ma il no alla decrescita non è l’unica novità emersa dal convegno introdotto da Salvatore Capasso e Paola Avallone. Di particolare interesse anche l’intervento dell’ambasciatore Sergio Piazzi, segretario generale dell’assemblea parlamentare del Mediterraneo, organismo delle Nazioni Unite. Poiché si parlava di raccolta differenziata, e ciclo dei rifiuti, l’ambasciatore ha sorpreso tutti dicendo che quello dei roghi tossici non è più un fenomeno solo ed esclusivamente italiano.

Ci sono, ormai, terre dei fuochi anche in Germania e in Francia. La ragione è nel blocco deciso da paesi come l’India, l’Indonesia e la Cina all’importazione di carta e plastica riciclate. La conseguenza è che il materiale viene concentrato in siti di stoccaggio sempre più “gonfi” e sempre più pericolosi. Da qui i roghi, spesso dolosi. Gli effetti di queste novità sono ora tutti da studiare. Ha ancora senso riciclare? Ha ancora senso farlo oltre il dovuto? Ha ancora senso ritardare la costruzione di impianti per lo smaltimento? E qui si apre un’ulteriore questione. Chi deve occuparsi di questi impianti? “La Regione”, dice il ministro. Che non a caso è il candidato del Movimento Cinque Stelle alla presidenza della giunta regionale campana.