E De Luca? Del governatore nessuna notizia, non si vede. Nella sede del Pd di via Santa Brigida, dove si presenta il libro di Andrea America Con un po’ di sentimento, c’è apprensione. Da sotto arrivano le urla dei disoccupati ex Apu che contestano il presidente della Regione. Passano i minuti, poi l’annuncio: De Luca non viene. Una brutta notizia per il Pd, perché sancisce il clima pesante che si è creato all’interno del partito alla vigilia delle elezioni suppletive per il Senato e in vista di quelle regionali. In altre parole, è saltato l’incontro tra il vice segretario nazionale Andrea Orlando e il presidente regionale in carica Vincenzo De Luca.

Perché un brutto segno? Perché nell’intervista rilasciata ieri al Corriere del Mezzogiorno da Orlando si lasciava intendere che il Pd avrebbe formalmente posto la questione della sua ricandidatura sul tavolo, ma che sarebbe stato pronto a sacrificarlo nel caso si fosse aperta la trattativa per la costruzione di una coalizone più ampia con il Movimento 5 Stelle. La presentazione poteva dunque servire a chiarire il punto. E cioè: il Pd ci crede davvero in una candidatura di De Luca? Da come sono andate le cose è fin troppo chiaro che il governatore campano non l’ha presa bene. In effetti, in questi giorni sono successe troppe cose che, in assenza di una spiegazione ufficiale, rendono legittimo ogni sospetto. I grillini hanno sparato a zero contro De Luca evocando le famose fritture di pesce di clientelare memoria.

De Magistris, dopo aver incassato per le suppletive la candidatura di Ruotolo, a lui molto vicino, si è affrettato a dire che mai e poi mai avrebbe sostenuto un’alleanza di certo sinistra con De Luca candidato. Infine le Sardine, le quali hanno fatto sapere che sul nome del governatore uscente loro avrebbero «qualche problema». A queste bordate, dal Pd non è venuta nessuna reazione di difesa. Più che ovvio, dunque, che De Luca abbia deciso di mandare tutti al diavolo. E che questo sia avvenuto lo ha confermato lo stesso Orlando rispondendo alla domanda di Marco Demarco, direttore editoriale de Il Riformista e moderatore dell’incontro. «Vi siete visti per chiarirvi?». E Orlando: «Non ci sentiamo da mesi». Una risposta che è tutta un programma. Possibile che il governatore di una delle regioni più decisive nella prossima tornata elettorale non si senta da mesi con il vice-segretario del proprio partito?

Anche sulla scelta di Ruotolo sembra esserci molto da chiarire. Nell’intervista al Corriere, Orlando faceva intendere – seppur con le debite proporzioni – che Ruotolo sarebbe stato il Bernie Sanders della Campania; ovvero il candidato capace di attrarre consensi da una sinistra più larga. Ma proprio dagli USA è arrivata la sorpresa: il radicale Sanders ha combattuto fino all’ultimo, dopo circa due giorni di conteggi, nei caucus dell’Iowa in un clamoroso testa a testa con il liberal Buttigieg. La dimostrazione che non si vince solo andando nella direzione del massimalismo. E in effetti ieri Orlando ha aggiustato i toni. «Non ho mai detto – ha spiegato – che Ruotolo è il nostro Sanders. Certo non è un guerrigliero e sono convinto che possa aiutare il centrosinistra a raccogliere i consensi necessari a vincere». Sulla questione, però, Orlando ha criticato i toni troppo sopra le righe che dalla sinistra sono venuti fuori a colpire gli intellettuali napoletani che, attraverso una raccolta firme, aveva espresso il loro malcontento per quella candidatura.