Ci aveva abituato alle parolacce e agli alterchi con i giornalisti. Adesso, invece, Maurizio Sarri ci regala un’altra “perla”. Accusato di non mettersi in discussione, soprattutto in questo momento in cui la sua Juventus perde colpi, l’allenatore nativo di Bagnoli ha sfoderato una delle sue battute: «Se non avessi voluto sottopormi a esami mi sarei impiegato alle Poste». Immediata la replica: «Da noi gli esami si fanno, per immagine e reputazione siamo la terza azienda italiana nel mondo». Ora, senza voler entrare nel merito della disputa tra certezza del posto fisso e rischi del mondo del calcio, un dato sembra certo: il tecnico della Juventus è rimasto ancorato a un passato nemmeno troppo remoto, quando i posti di lavoro nelle aziende pubbliche (e all’epoca le Poste lo erano) venivano distribuiti tra gli aderenti a questa o a quella forza politica in base a una sorta di Manuale Cencelli e non sempre in base a una rigida selezione ispirata a criteri meritocratici. Ancora oggi è così e quella stagione non si è mai conclusa, mi direte. Obiezioni condivisibili, ma ciò non toglie che Sarri è rimasto indietro, ancorato a all’immagine del dipendente postale come mero passacarte, con l’ambizione non di fare carriera ma di portare a casa uno stipendio senza troppi patemi, assunto non per meriti propri ma grazie al provvidenziale intervento di “zi’ prete”. Parole che non scalfiscono il primato del tecnico in serie A, ma che lo “eliminano” dal mondo reale.