All’Emeroteca Tucci arrivano richieste da tutto il mondo. Ricercatori e studiosi scrivono da Australia, Olanda, Canada, Giappone per consultare gli archivi di questa sconfinata biblioteca dei giornali. Direttore dell’Istituto aperto nel 1907 è Salvatore Maffei, autentica miniera di ricordi e aneddoti.

Qual è stato il primo quotidiano napoletano?

Il Diario Notizioso. Uscì per la prima volta il 10 agosto 1759, quarant’anni prima del Monitore Napoletano di Eleonora Pimentel Fonseca. Si ispirava al madrileno Diario Noticioso Erudito y Economico. Era venduto a un grano e dal primo settembre divenne trisettimanale. L’ultima edizione uscì il 29 dicembre del 1759.

Qual è quello più longevo?

Il Roma, fondato nel 1962 e attualmente in edicola. È il più antico del Mezzogiorno dopo il Giornale di Sicilia, nato due anni prima».

Quale giornale ha avuto per primo un’edizione napoletana?

Il Mondo di Giovanni Amendola, in edicola dal 26 gennaio 1922 con una pagina di cronaca napoletana elaborata in una redazione di via Santa Brigida fino alla soppressione del giornale a opera dei fascisti nel 1926. Tra i primi ci fu anche nel 1929 il diffuso e autorevole Giornale d’Italia. Benedetto Croce vi collaborava. Il 30 novembre di quell’anno apparve per la prima volta una quinta pagina tutta riservata alla cronaca di Napoli. Anche se in precedenza essa aveva ospitato un articolo di intonazione partenopea firmato dal corrispondente Francesco dell’Erba.

Ricorda altre iniziative importanti?

Il primo giugno 1951 uscì l’edizione locale del cattolico Il Quotidiano diretto da Nino Badano. E nel 1948 il Partito Comunista e Pietro Ingrao, direttore dell’Unità, decisero di dare vita a un’edizione napoletana. Renzo Lapiccirella, Michele Torre, Francesca Spada, Ermanno Rea furono i primi ad animare la redazione che si trovava nello stesso edificio del Mattino, all’Angiporto Galleria.

Poi venne Paese Sera?

Dal primo gennaio del 1953. A capo della redazione, che ebbe una sede prima all’Angiporto Galleria e poi all’interno della Galleria Umberto, fu chiamato Michele Torre, dalla dirimpettaia sede dell’Unità napoletana, poi sostituito da Fausto De Luca che ebbe per validi redattori Ruggero Guarini, Franco Prattico e il molisano Aldo Biscardi, destinato a diventare uno dei più famosi giornalisti sportivi della tv. Altri importanti uscite furono quella del Corriere della Nazione, il 2 aprile del 1955, diretto dal monarchico Alfredo Covello. Alla guida della redazione napoletana fu chiamato Alfredo Annunziata. Il Secolo d’Italia, organo del Movimento Sociale Italiano, ebbe poi la sua edizione nel biennio 1958/59. La sua sede, diretta da un giovanissimo Vittorio Paliotti, era in un palazzo di Piazzetta Augusteo. Quello fu un periodo felice per il giornalismo napoletano.

Anche Il Tempo ebbe un’edizione napoletana?

Fu l’iniziativa più rilevante. Il Tempo vendeva all’epoca oltre duecentomila copie. L’edizione napoletana nacque il 6 febbraio 1956 con due grandi pagine di cronaca napoletana ed ebbe tra i suoi collaboratori anche lo studente Nicola Tranfaglia, futuro preside della Facoltà di Lettere dell’Università di Torino, ed Ernesto Mazzetti, futuro docente della Federico II e direttore del Centro Rai-Tv di Napoli. La sede era nella Galleria Umberto I. A tal proposito Giuseppe Ciranna scrisse su L’Espresso: “La migliore cronaca di Napoli la fa un giornale di Roma”».

Quali le iniziative più recenti degne di nota?

Nel 1990 Eugenio Scalfari aprì una redazione della Repubblica affidandola ad Antonio Corbo. Non si trattò della consueta pagina di cronaca napoletana ma di un intero “dorso”, un piccolo quotidiano all’interno di quello grande. Cinque anni dopo anche Daniele Vimercati, direttore del milanese L’Indipendente, dedicò a Napoli cinque pagine alla cui realizzazione chiamò il trentenne Enrico Sbandi. Nel 1997 fu il turno del Corriere della Sera che inaugurò il Corriere del Mezzogiorno.

Cosa pensa della nascita di un nuovo giornale cartaceo?

Un giornalismo ahimè sempre più miope e asettico non può non compiacersi del fatto che arrivi una voce nuova, anche se con una vecchia etichetta. Formulare gli auguri è quasi un dovere civico in un Paese dove ogni giorno chiudono librerie ed edicole.