Detenuti trasferiti fuori Regione: il garante regionale Samuele Ciambriello lancia l’allarme, “così si lede il diritto alla territorialità della pena”. Le logiche organizzative e gestionali degli istituti penitenziari hanno disposto il trasferimento, negli ultimi mesi, di 180 detenuti dalle carceri napoletane e campane. E così da Napoli c’è stato un esodo verso la Sardegna e dal carcere di Santa Maria Capua Vetere: 82 detenuti nelle scorse settimane sono stati trasferiti in quello di Rovigo, aggiungendo i circa duecento detenuti che, da ottobre ad oggi, sono stati dirottati dal carcere di Poggioreale ai vari istituti di pena della Campania per contrastare il sovraffollamento.

Attualmente nella struttura di Poggioreale si contano 2.124 reclusi a fronte di una capienza regolamentare di 1.644 unità, mentre a Secondigliano sono 1.417 a fronte di 1.020 e nell’istituto femminile di Pozzuoli 155 a fronte di 109. Per capienza regolamentare si intende uno spazio minimo vitale, in base al quale ogni cella deve avere una superficie minima di nove metri quadrati se per una sola persona e di 14 metri quadrati se per due persone. Spesso, però, gli spazi vitali sono molto più ridotti.

L’IDENTIKIT – Ma chi è il popolo delle carceri? Quanti sono i detenuti? Che età hanno? Quali sono le loro origini? Attraverso una serie di statistiche del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria è possibile stilare una mappa demografica della popolazione carceraria e tracciare una sorta di identikit del detenuto medio che in Campania ha un’età compresa tra i 30 e i 50 anni (anche se ultimamente si evidenzia un importante aumento dei cosiddetti “giovani adulti”, cioè di quelli di età compresa tra i 18 e i 24 anni); è padre (le statistiche indicano 4.192 detenuti con prole, da uno a sei figli); non ha completato gli studi, anzi nella maggioranza dei casi li ha interrotti prima del consentito (su circa 5mila detenuti 79 hanno la laurea, 578 il diploma di scuola superiore e i più non hanno completato la scuola dell’obbligo: 2.934 hanno interrotto gli studi alla scuola media, 1.439 a quella elementare e 333 risultano analfabeti). In carcere provano a reinventarsi cuochi (516 risultano iscritti ai corsi di cucina e ristorazione), muratori (327 per i corsi di edilizia), o giardinieri (328 per i corsi di giardinaggio e agricoltura).

I NUMERI – Sono in cella prevalentemente per furti, rapine, ferimenti o omicidi, camorra. Su una popolazione carceraria nazionale di poco più di 60mila persone, 10.337 sono campani. E in Campania, dei 7.849 detenuti presenti, 397 sono donne. Le detenute con figli al seguito rappresentando un terzo del dato nazionale: sono sette detenute in tutto, di cui una straniera, e con otto bambini, e sono reclusi nelle strutture di Lauro e Salerno. Quanto ai minori il dato è in crescita: a fine 2019 risultavano 1.491 minori in tutta Italia, tra reclusi in carcere o in centri di prima accoglienza e affidati a comunità pubbliche e private. Circa un terzo è in Campania dove, proprio riguardo ai minori affidati alle comunità, di recente era scoppiata una protesta per estendere l’esenzione dal pagamento delle spese mediche anche ai minori delle comunità e non limitarla ai soli reclusi in istituti di pena. “È una vittoria democratica – commenta Ciambriello alla notizia che la Regione Campania ha accolto la richiesta di rivedere la decisione ed estendere l’esenzione -Esiste ancora uno spazio per rivendicare diritti e praticare giustizia sociale”.