Vado contro corrente. Difendo Renzi. Dice cose giuste. Forse in una sede inopportuna, con un aria da impunito, ma la sostanza c’è. Il Paese è immobile, l’economia ristagna, il debito pubblico vola, le fabbriche chiudono, il lavoro non c’è ed il Mezzogiorno è al collasso. Da mesi il governo è arenato sui bassi fondali di un giustizialismo ideologico che lede i diritti del cittadino. Il Conte 2 annaspa in mediazioni infruttuose. Parlare di ricambio non dovrebbe scandalizzare. Anzi, sarebbe del tutto necessario.

Che fare? Per esempio sbloccare centinaia di cantieri e di miliardi già stanziati col metodo “ponte Morandi”, trasformare il reddito di cittadinanza (che non funziona) in reddito di inclusione, mettere più soldi per il cuneo fiscale, ottenere dalla Ue lo scorporo degli investimenti green, ridurre e semplificare le tasse e varare la “grande riforma”. La grande riforma? Quella che proposero i socialisti all’inizio degli anni ’80? Sì, più o meno quella: la riforma dello Stato, con l’elezione diretta del premier, il riordino funzionale e territoriale delle autonomie locali, una giustizia veloce e affidabile con procedure snelle, depenalizzazione, riti alternativi, patteggiamenti allargati, carriere separate, senza l’obbligatorietà dell’azione penale e con un nuovo Csm.

Per farlo occorrerebbe un governo di unità nazionale. Proporlo non è un capriccio. Quale sarebbe, infatti, l’alternativa? Sappiamo che non si voterà prima del 2023: la “casta” degli eletti venderà cara la pelle prima di tornarsene a casa sapendo che non sarà rieletta sia perché non ci sono più i seggi sia perché la fortuna gira… E, dopo tre anni di opposizione, Salvini e Meloni sarebbero gli stessi di oggi? E, se vincessero, potrebbero far meglio di quelli di adesso? Il primo lo abbiamo già visto all’opera ed è stato un disastro. Il Paese non uscirà dal suo declino con chiacchere e propaganda. Deve sciogliere i nodi strutturali e per farlo la via di Renzi non è insensata. È irrealistica. È una utopia, una chimera. Quindi non resta che tirare a campare. A meno che…