Si gioca a porte chiuse, ma la Coppa Italia no. Al termine di una lunga giornata decidono i prefetti di Torino e Napoli. Le gare di Coppa Italia, Juventus-Milan e Napoli-Inter non si giocano, il campionato sarà disputato, recuperando l’ultima giornata. Riunioni, decisioni, firme ed una nazione in attesa, dove vertici del calcio e governo italiano si sono alternati per decidere sull’emergenza Coronavirus, in attesa del decreto del Consiglio dei Ministri. Che infine è arrivato, nel tardo pomeriggio di ieri: il campionato continua a porte chiuse fino al 3 aprile.

Il governo del calcio aveva deciso di far disputare le due semifinali di ritorno della Coppa Italia, poi è arrivata la decisione finale. Prima a Torino, a firma del Prefetto Claudio Palomba che ha spiegato le motivazioni della decisione. «Questa decisione nasce un po’ da alcune risultanze che sono emerse dall’unità di crisi. Abbiamo visto che non è sempre possibile andare a identificare le persone a prescindere dalla residenza e quindi i tifosi e le persone possono provenire anche da regioni ad alto contagio. Quindi, sentiti anche il ministero della Salute, dell’Interno e dello Sport, si è concordato sulla necessità di un intervento urgente che il prefetto può fare in base alla legge. Si è ritenuto, vista la situazione di differire la partita».

Lo ha seguito il Prefetto di Napoli, Marco Valentini attraverso un’ordinanza, nella quale ha evidenziato una serie di motivazioni spiegando che il probabile afflusso di tifosi, per i quali non sarebbe possibile individuare con esattezza la provenienza, indipendentemente dalla residenza, porterebbe «un concreto rischio per la pubblica e privata incolumità connesso al possibile ulteriore diffondersi del virus». ll Prefetto ha anche rilevato che per Napoli-Inter sono stati venduti «circa 40mila biglietti», e questo determinerebbe inevitabili assembramenti per controllare gli ingressi allo stadio. «Il provvedimento di divieto di vendita dei tagliandi ai residenti nella Regione Lombardia – ha aggiunto il Prefetto – già assunto per motivi di ordine pubblico, non risulta sufficiente a prevenire la possibilità del contagio».

A Napoli nel frattempo gli operatori specializzati della Napoli Servizi hanno provveduto ad igienizzare lo Stadio San Paolo. Con mezzi ed attrezzature speciali si è proceduto alla pulizia di spalti e delle zone interne oltre gli uffici, gli spogliatoi e i corridoi. Ma torniamo al campionato di calcio. Quella che doveva essere un’assemblea di Lega si è trasformata rapidamente in un consiglio, a causa della mancanza del numero legale, a Roma nella sede del Coni, per decidere sul calendario del campionato sconvolto dall’emergenza Coronavirus. E nel tardo pomeriggio il decreto: si giocherà a porte chiuse fino al 3 aprile. Il programma dei recuperi dovrebbe essere aperto da Sampdoria-Verona, sabato sera, mentre domenica toccherà a Milan-Genoa alle 12:30, poi Parma-Spal e Sassuolo-Brescia alle 15:00, quindi Udinese-Fiorentina alle 18:00 e il gran finale con Juve-Inter alle 20:45.

Riguardo il big match di campionato Juventus-Inter, l’ad nerazzurro Beppe Marotta, lasciando il Coni dopo il Consiglio della Lega di Serie A, è apparso più morbido rispetto alle posizioni precedenti ed ha specificato che «in un momento di grande emergenza del paese, con gravissimi problemi di salute davanti a noi, dobbiamo assolutamente prendere coscienza di questo fatto e nel nostro ambito calcistico è evidente che il tentativo è quello di portare a termine il campionato con la massima regolarità, senza creare uno squilibrio competitivo». Il campionato ripartirà slittando di una settimana. «Lo strumento delle porte chiuse potrebbe essere l’unico per portare a termine il campionato – aveva spiegato Marotta – alla luce di quelle che sono le restrizioni che giustamente il governo ci sta indicando. Importante che le società si riuniscano in un’assemblea alla luce del Decreto per prendere atto di quanto deciso dal Governo, al fine di salvaguardare la salute dei cittadini, il risultato sportivo e la conseguente sopravvivenza delle società». Così il decreto: «Sono sospesi altresì gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato; resta comunque consentito, nei comuni diversi da quelli di cui all’allegato 1 al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° marzo 2020, e successive modificazioni, lo svolgimento dei predetti eventi e competizioni, nonché delle sedute di allenamento degli atleti agonisti, all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse, ovvero all’aperto senza la presenza di pubblico; in tutti tali casi, le associazioni e le società sportive, a mezzo del proprio personale medico, sono tenute ad effettuare i controlli idonei a contenere il rischio di diffusione del virus COVID-19 tra gli atleti, i tecnici, i dirigenti e tutti gli accompagnatori che vi partecipano».

Una soluzione tampone per il momento, ricordando che ci sono ancora alcune partite da recuperare della giornata precedente e che bisognerà individuare le date utili per far disputare la Coppa Italia.Il calcio, in questa faccenda, ha provato ancora una volta a mettere al primo posto gli interessi individuali in un momento in cui dovrebbero prevalere gli interessi della collettività. E ci sono ancora troppe incongruenze. Per quale motivo si possono far disputare i recuperi di serie A a porte chiuse domenica ma la Coppa Italia non si è potuta giocare utilizzando lo stesso criterio? Decisione senza senso, perché non si comprende cosa cambi in tre giorni. Non ha senso che alcune partite si giochino ed altre no. In serie C ci sono giocatori risultati positivi al test. Non sarebbe stato meglio sospendere tutto per un periodo e poi riprendere? Il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora aveva parlato di ipotesi sospensione di tutte le attività sportive. Ma, soprattutto, a cento giorni dall’europeo di calcio che esordirà a Roma allo stadio Olimpico il 12 giugno, con Italia-Turchia non si riesce a guardare al futuro. Scatta il concorso per i volontari e la macchina organizzativa giustamente deve andare avanti, ma le incognite, tantissime, nel mondo dello sport restano.