Stiamo perdendo una grande occasione. Potremmo dimostrare di essere un Paese unito da Alba ad Atrani, da Bolzano ad Agrigento. E invece eccoci a marciare in ordine sparso contro un nemico piccolo piccolo, invisibile ma non imbattibile. Nella storia d’Italia, ci sono stati pochi momenti – diceva Giuseppe Galasso – in cui lo spirito nazionale ha prevalso sui localismi e i dualismi. Il primo fu la guerra delle trincee, quella del ‘15-‘18, quando napoletani e triestini si trovarono fianco a fianco contro il nemico.

Poi, per il prevalere del nazionalismo autoritario, quello del fascismo. Quindi il ‘68, quando sulle divisioni territoriali ebbero la meglio quelle di classe. Poi pochi altri momenti, perlopiù determinati da disastri naturali. Il Coronavirus potrebbe aggiungersi a queste tristi occasioni. Capita invece che addirittura nei singoli convivano moltitudini. Il governatore della Campania ha polemizzato contro il protagonismo dei sindaci, alludendo in modo particolare a quello di Napoli che autonomamente aveva deciso di chiudere tutte le scuole. Subito dopo, però, lo stesso governatore ha chiuso non solo le scuole ma anche le università. E nel farlo ha evitato di intervenire su quelle iniziative culturali, come le lezioni di storia, curate da Laterza, iniziate ieri, a cui sono state invitate le scolaresche della Campania. Sarà difficile mettere insieme Stato e Regioni, sindaci e governatori, senza prima a mettersi d’accordo con se stessi.