Caro direttore,
ti ringrazio molto per aver voluto dedicare ampio spazio ieri alla provincia di Caserta, con un articolo molto interessante e molto informato del collega Luigi Ferraiuolo, intelligente conoscitore di quel complicato territorio. E ti ringrazio per lo spazio che mi è stato riservato. Ringrazio ovviamente anche Luigi che ha avuto la cortesia di interpellarmi. È questa l’occasione per augurarti buon lavoro, alla guida del Riformista, nuova tribuna che mi rimanda a un passato professionale di cui ho vivissimo il ricordo. Vorrei solo aggiungere qualche ulteriore elemento di riflessione a ciò che ha scritto Luigi il quale ha sintetizzato molto fedelmente il mio pensiero. Ho sostenuto, e lo ribadisco, che la provincia di Caserta è un grande buco nero in questa Regione, io direi nel Mezzogiorno.

E ciò ha effetti devastanti, perché è un territorio che sviluppa una parte importante del pil sia della Campania sia del Sud. Cioè non è una fetta di regione ininfluente sulle dinamiche di sviluppo: far ripartire Caserta significa far ripartire un territorio molto più vasto. Lo stallo è stato determinato ed è determinato da un livello bassissimo della classe dirigente, ivi comprese le burocrazie locali e statali, o perché palesemente incapace o perché ancorata a visioni clientelari e parassitarie del passato che hanno determinato distorsioni gravissime e favorito occupazioni di spazio da parte di sodalizi che non avevano alcuna connotazione politica ma solo motivazioni affaristico-criminali. La sconfitta della politica casertana sta tutta qui. Accentuata dalla mancanza di centralità della città capoluogo, ora più di ieri non riconosciuta come traino e riferimento. In perenne dualismo con Aversa e il suo agro, il capoluogo ha perso la grande occasione di puntare alla Grande Caserta, cioè una conurbazione che comprendesse più Comuni (compreso Marcianise, la mia città) con una stessa identità socio-antropologica ma con specificità che rappresentano un volano.

Caserta e tutti i centri intorno vivono i problemi di un’area metropolitana ma non hanno la forza di gestirne gli effetti e quindi vivono tutti i disagi di una grande città senza poter fruire dei vantaggi, a cominciare dai servizi. Tutto questo nasce da una mancanza di visione che è poi il tema centrale dell’articolo scritto da Luigi Ferraiuolo. Tema ripreso da tutti gli intervistati i quali – mi si consentirà la franchezza – si sono fermati all’analisi quasi come non fossero essi stessi protagonisti di quelle dinamiche che hanno determinato appunto il buco nero di Caserta. Non voglio sottrarmi anch’io alle responsabilità, ci mancherebbe, ma devo sottolineare che – da sindaco di Marcianise – mi sono sentito spesso solo nelle battaglie per lo sviluppo del territorio, fino a che il sistema si è autodifeso espellendomi perché mi riteneva di fatto un corpo estraneo. Dice bene Luigi quando scrive che sono stato vittima di una congiura che è andata ben al di là delle dinamiche cittadine. Sì, mi si potrebbe dire che così cerco di difendermi e giustificarmi; ma penso sinceramente che Caserta farà un primo, importante passo in avanti quando proverà ad affidarsi agli eretici, a chi è eterodosso, non solo in politica. Si spiega d’altronde in tal modo l’ostracismo folle nei confronti dell’ex direttore della Reggia, Mauro Felicori, protagonista di una stagione irripetibile e già affossata, percepito dalla classe dirigente locale come fuori asse e perciò “inaffidabile”.