Caro Riformista, se il caso dell’Istituto Leopardi di Sant’Antimo ha avuto un merito, forse non è tanto quello di aver scoperto l’acqua calda, cioè la speranza di tutti i genitori che il proprio figlio o figlia capiti in una classe ‘buona’, ma quello di aver offerto la possibilità di riflettere anche su altro. Fermo restando che la diversità è una ricchezza e che nelle istituzioni formative è un elemento di traino straordinario alla crescita sociale e culturale dei ragazzi, resta comunque sul tappeto il tema delle regole di buon senso alle quali dovrebbero ispirarsi i rapporti e la comunicazione all’interno di una comunità scolastica. Prendiamo atto del fatto che il primo post della Leopardi possa essere stato un fake, cosa peraltro non impossibile da verificare.

E mi riferisco, naturalmente, a quello poi scomparso (ma non dai telefonini) in cui spudoratamente i santantimesi vengono definiti sudafricani (per cui esisterebbero anche santantimesi nordafricani?) e si dipingono non pochi genitori al pari dei cafoni arricchiti, classisti che stentano col congiuntivo e che non si abbasserebbero mai a far frequentare una classe di meno abbienti, per questo scadente, ai propri figli.

Il fatto è che, dopo innumerevoli servizi giornalistici, al primo post ne è seguito un altro, questa volta ‘ufficiale’ nel quale, oltre a disconoscere la paternità di quello incriminato si ritorna nuovamente sul tema, seppure con toni pacati e comprensivi, dell’esistenza di ‘richieste incongrue’. Conosco bene i santantimesi, sono orgogliosamente di Sant’Antimo. Da noi non ci sono né razzisti né classisti. Siamo ‘napoletani’, una comunità aperta e socievole, al pari di tante altre. Ma ribadisco: è davvero pedagogico affidare i rapporti ‘istituzionali’, interni alla comunità scolastica, alla piazza di Facebook? È in questo modo, ‘socializzando’ cioè le comunicazioni, che si educa la platea o si fa ammenda nel caso qualcuno si sia offeso?

Francamente stento a dare una risposta affermativa, ma rilevo doverosamente che in tutta questa baraonda di post, servizi giornalistici e interviste a benpensanti indignati, le mazzate le ha prese solo e soltanto Sant’Antimo mentre si è finiti col perdere di vista la necessità di concentrarsi sulle vere ragioni del declino della scuola, della sua dignità, della sua autorevolezza. La mancata volontà politica di investire veramente nella scuola, in edifici veramente sicuri e funzionali, nella valorizzazione di un corpo docente sottopagato, lasciato solo e costretto a convivere con mille difficoltà mai affrontate e risolte. Capisco, il problema sono i santantimesi.