Caro direttore,
le stimolanti considerazioni dell’avvocato Ermanno Santorelli apparse su Il Riformista di un paio di giorni fa, relative alla nostra città ed al modo in cui questa giunta comunale (non) amministra il grande patrimonio ambientale di cui dispone, meritano a mio giudizio un’ulteriore occasione di approfondimento. Ciò a cui si faceva riferimento nella lettera è incontrovertibile, ed anzi gli esempi avrebbero potuto essere ben più numerosi. Soprattutto, si potrebbe prendere a paragone ciò che altre città, meno turisticamente blasonate delle capitali internazionali, sono state in grado di fare (tanto per non restare lontani, basti pensare a cosa era il lungomare Pertini di Pozzuoli fino a una quindicina di anni orsono rispetto ad oggi).

Ma veniamo al punto: Napoli sta diventando territorio di conquista tra bande. È una città sempre più disgregata, conflittuale, di una conflittualità che promana sia da un’atavica allergia napoletana alla gestione dignitosa della cosa pubblica, sia – e ultimamente soprattutto – da un immiserimento crescente che viene avvertito dalle parti sociali, che si devono contendere un patrimonio (materiale, e anche di credibilità) sempre più esiguo. Questo ahimè accade in tutte le metropoli occidentali, ed è il frutto di un momento storico che stiamo vivendo.

Ma Napoli, come diceva Pasolini, rimane una città ancora tribale, e in cui per soprammercato il ceto più affluente risulta sempre più assente, pressoché del tutto privo della intraprendenza che pure eticamente gli spetterebbe. E questi due elementi si combinano tragicamente per dare vita al disastro nel cui ci troviamo. Ma possiamo forse limitarci ad una denuncia socio-antropologica e attendere che arrivi il diluvio? La risposta la conosciamo.
Allora propongo a questa novella testata cittadina di iniziare una serie di focus, magari settimanali, in cui scandagliare per quanto possibile uno per uno i singoli fronti di questo sfacelo in cui ci troviamo. La lista del quaderno delle dolenze, come immaginabile, è quasi infinita: altro che 52 settimane all’anno!

Ad esempio, perché non mettere in cima il cosiddetto trasporto pubblico, la gloriosa ANM che ultimamente si è coperta di ignominia? Linee tagliate, sindacati sempre più oltraggiosamente spavaldi nell’approntare i loro ricatti, continue interruzioni, soprattutto un livello di civiltà nei rapporti con la utenza pressoché evaporato.

Questo per il lato “bianco” della luna. Il lato oscuro è quello dei giochi politici che governano le scelte dirigenziali, con gli annunci a orologeria del nostro sindaco che sembra quasi divertito nel giocare al tanto peggio tanto meglio.