Con otto camion e tre auto erano riusciti a bloccare il centro della città di Aversa (Caserta), mettendo a segno con una metodologia paramilitare un incredibile colpo ai danni della Unicredit di piazza Vittorio Emanuele, prelevando le cassette di sicurezza e il contenuto al loro interno, dal valore di alcuni milioni di euro.

GLI 8 INDAGATI – Grazie alla collaborazione tra la Squadra Mobile della Questura di Napoli e di Caserta, unitamente a personale del Commissariato di Polizia di Aversa ed ai carabinieri della Sezione Operativa/Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Castello di Cisterna, 8 persone sono finite in carcere per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio nonché rapina aggravata, furto aggravato, ricettazione e riciclaggio. Gli 8 indagati, tra i 39 e i 55 anni, sono originari della zona nord di Napoli, tra Pomigliano, Casalnuovo, Afragola e Caivano. I membri della banda erano già stati destinatari di un decreto di fermo emesso il 28 gennaio scorso  dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord.

I NOMI – Colpiti da custodia cautelare Giuseppe Perna, 50 anni residente a Casalnuovo, Giuseppe La Barbera, 40 anni di Casalnuovo; Michele Gallinaro, 56 anni di Caivano; Francesco Tondi, 46 anni di Pomigliano e il fratello Paolo, di 45 anni; Alfredo Botta, 54 anni di Casoria; Giovanni Borrelli, 43 anni di Casoria; Gerardo Migliaro, 46 anni di Nocera Inferiore.

L’INDAGINE DOPO IL BLITZ FALLITO – L’indagine, come rivelato dal procuratore di Napoli Nord Francesco Greco, è nata dopo un tentativo di furto commesso lo scorso 22 ottobre ai danni una filiale dell’istituto di credito Unicredit di Afragola (Napoli), quando un gruppo composto da 4 persone, allo stato non ancora identificate, col volto travisato da passamontagna – dopo avere bloccato le vie di accesso all’istituto di credito con un autobus e un’autovettura – facevano uso di un autocarro munito di braccio-gru idraulico per abbattere la parete dell’istituto di credito ed impadronirsi della cassa di uno sportello bancomat. Solo il pronto intervento di una guardia giurata, che riusciva ad allertare le forze dell’ordine, consentendo il loro arrivo faceva desistere il gruppo che si dileguava a bordo di un’autovettura.

IL BANCOMAT PRELEVATO COL CARRO GRU – La stessa banda era responsabile anche dal colpo alla filiale del Banco di Credito Popolare di Acerra (Napoli), commesso lo scorso 19 settembre, nel corso del quale, facendo uso di un camion di grosse dimensioni munito di gru, veniva asportato uno sportello bancomat contenente circa 30.000 euro.

IL COLPO ‘FATALE’ AD AVERSA – Il colpo rivelatosi poi fatale per la banda è stato quello commesso ad Aversa il 22 novembre scorso, nel corso della quale sei degli otto indagati – dopo aver tranciato i cavi delle linee telefoniche della zona e bloccato le vie di accesso all’Istituto di credito con diversi mezzi pesanti – facendo uso di una gru riuscivano ad infrangere la vetrata blindata della banca e ad asportare l’armadio blindato contenente le cassette di sicurezza al cui interno vi era denaro contante e oggetti preziosi per un valore di alcuni milioni di euro.

La banca rapinata ad Aversa

RAPINATORI TRADITI DA TELECAMERE E DALLA DENUNCIA DI UN FURTO – A tradire la banda di rapinatori sono state le telecamere per il rilevamento delle targhe che erano state istallate in alcuni punti di Aversa per un’altra indagine. Da quelle immagini gli inquirenti hanno infatti accertato che alcuni dei camion utilizzati per commettere il colpo erano transitati alcune ore prima per Aversa.

L’errore fondamentale della banda, come spiegato dal procuratore Greco nel corso della conferenza stampa tenutasi in procura, è stato quello di denunciare il furto di uno di quei camion. Uno dei tir sospetti, che i membri del commando al telefono chiamavano “il ciuccio”, era infatti ‘scortato’ da una Fiat Panda intestata alla persona che il giorno prima aveva denunciato il furto del camion.

IL RITROVAMENTO DELLA REFURITIVA – Nel corso delle perquisizioni eseguite presso le abitazioni degli indagati sono stati rinvenuti e sequestrati gioielli, orologi, denaro contante nonché passamontagna, dispositivi radiotrasmittenti e disturbatori di segnale, i cosiddetti jammer. Inoltre, presso un deposito di Pomigliano d’Arco (Napoli), adibito a sede logistica del gruppo criminale, sono stati sequestrati diversi mezzi pesanti di provenienza furtiva, tra cui un autocarro con gru idraulica.