Lo chef stellato Salvatore Bianco, del Romeo hotel, racconta al Riformista il senso e l’importanza dell’assemblea nazionale dell’associazione “Le Soste” che si terrà a Napoli lunedì prossimo.

Chef quanto è importante che “Le Soste” abbiano scelto Napoli e il Romeo hotel?
«È una svolta storica, è indice di attenzione del mercato a tutto il movimento gourmet e dell’alta ristorazione di Napoli e della Campania. Non a caso la serata di gala si svolgerà intorno a un menù preparato da chef campani. Con me ci saranno Alberto Annarumma, Tonino Mellino, Ernesto Iaccarino, Francesco Sposito, Alfonso Caputo, la famiglia Fischetti e Gennaro Esposito».

A questo proposito non crede che la concorrenza di tanti stellati possa rappresentare un rischio?
«Assolutamente no. La concorrenza è un incentivo a sfidare e sfidarsi. Senza concorrenza, nessuno di noi avrebbe l’ambizione di essere prima o poi il più bravo, e questo senza nulla togliere all’arte degli altri. Anzi ammirandone sempre lo spirito e la capacità».

Se in Italia la cucina campana è momento di confronto e scambio, l’estero come ci guarda?
«Siamo partiti copiando e oggi ci copiano. Ma soprattutto abbiamo esportato giovani talenti che hanno portato intelligenza e idee. L’intero movimento è cresciuto alla grande e promette ancor più sviluppo».

Quindi qual è il passo successivo per far sì che l’alta cucina campana e italiana in generale possa conquistare spazi sempre più ampi?
«Bisogna ampliare l’offerta. Ma già molte cose sono cambiate in questa direzione: basti pensare all’offerta gourmet applicata alla pizza o al cibo veloce. Serve anche continuità: investire nel settore della ristorazione è difficile e costoso perché la qualità si paga e spesso non si concilia con i numeri. Ma anche qui c’è un forte progresso, si sta allargando molto la capacità produttiva di partenza, sia in termini di selezione che di qualificazione dei prodotti. Ci vogliono coraggio, incentivi finanziari e strutturali ma sono fiducioso, ci stiamo muovendo nella direzione giusta».