La decisione del Tar di sospendere fino al 6 ottobre prossimo la procedura del concorsone della Regione Campania ripropone i temi della trasparenza e delle garanzie in materia di concorsi pubblici. In attesa che si completi la fase istruttoria, la vicenda giudiziaria è al centro di grande attenzione. Basti pensare che sono stati 303mila i candidati alle preselettive e da lunedì sono in corso le prove scritte. Ieri, dunque, la decisione del Tar. Ne parliamo con il professor Orazio Abbamonte, avvocato tra i massimi esperti di diritto amministrativo.

Professor Abbamonte è possibile garantire l’assoluto anonimato nei concorsi pubblici?
“Premesso che l’anonimato assoluto non si riesce a raggiungere mai e che non è mai impossibile violarlo, è pur vero che bisogna adottare tutte le precauzioni per garantire in un concorso pubblico la massima trasparenza possibile. Se si abbassa la soglia delle garanzie lasciando nella disponibilità della commissione o di chi raccoglie gli elaborati, la disponibilità dei dati per risalire agli autori della prova, le probabilità di alterazione dell’anonimato crescono”.

I ricorrenti contestano le modalità di consegna di dati e prove, perché non in busta sigillata…
“Se ciò fosse confermato, sarebbe una modalità poco garantista e che non si giustifica perché invece di semplificare la procedura chiedendo al candidato di imbustare il foglio con la prova e la scheda con i propri dati, la complica trasferendo questo compito alla commissione che peraltro lo svolgerà presumibilmente dopo poche ore”.

Si rischia il totale annullamento del concorso?
“Certamente sì. Il principio dell’anonimato è un principio fondamentale, che deve essere assicurato nella massima misura possibile e compatibilmente con le esigenze dello svolgimento e la pratica realtà della prova”.