Vorrei provare a dare un contributo di lettura di questa fase politica. Dalle suppletive di Napoli sarebbe vano trarre indicazioni di prospettiva politica. Ma per il PD napoletano non è così. Le regionali incombono, e il partito è a un bivio. Può tenere sul nome di De Luca, accettando la concorrenza della destra, di de Magistris e dei Cinque Stelle in una competizione a quattro all’ultimo voto senza vincitori (almeno a mio avviso) scontati. Oppure può cercare di far saltare il Presidente uscente per un nome non di partito che unisca questo centro-sinistra in salsa populista, con ottime prospettive. Molte vicende dei giorni scorsi apparentemente slegate possono trovare nuova luce: dalla vicenda conti comunali alle crisi delle amministrazioni vesuviane di cui è stato vittima persino il segretario regionale PD Annunziata, a Ruotolo. Se esiste una doppia strategia a livello regionale e metropolitano non sarebbero in sintonia.

Il segretario Sarracino porta avanti una linea, legittima e coerente a se stessa, da sempre di grande attenzione verso tutto quello che è fuori dal PD, considerato una “costola” in libera uscita. Una posizione che viene da lontano e che si è concretata a lungo in una subalternità a de Magistris. Fu il commissario Orlando nel 2011 ad affermare che la vittoria di de Magistris era anche quella del PD. De Magistris gliene diede atto per un giorno ma poi ha tenuto il PD ai margini per lunghi anni. La condiscendenza nei suoi confronti è proseguita egualmente sia in comune che in città metropolitana, realtà completamente diverse. Il PD non ha approfittato di varie occasioni nelle assise in cui avrebbe potuto affondare. Le elezioni del 2016, con un ballottaggio mancato per la seconda volta con un nome indicato da Roma sono più di un incidente. De Magistris alla fine è stato logorato non da una inesistente alternativa ma dalla cattiva amministrazione. Oggi il PD metropolitano sembra ragionare in termini di staffetta al comando, tenendo nel quadro i Cinque Stelle acciaccati ma non debolissimi, e riconoscendo una qualche agibilità politica per lo spelacchiato sindaco.

Questo quadro ha precisi riflessi sulle regionali. Bisogna solo comprendere se questa linea – dalla subalternità alla centralità – paghi e come convincere De Luca. Sul piano politico il PD sembra aver scelto tra cercare alleanze, andando più sul sicuro, o parlare direttamente ai cittadini, marcando il profilo. De Luca perderebbe non poco onore nell’attestare un fallimento che non c’è. Nascondendosi dietro un dito gli si chiede ogni giorno di dimostrare di essere competitivo sondaggi alla mano. Ma quanto valgono? Ruotolo diventa allora l’emblema (buffo) di uno schema serio, lucidamente perseguito, a trazione nazionale. De Luca lo ha certamente compreso.