Solo a guardarla trasmette grinta, tenacia, decisione. Emana quasi un odore di pelle nappata da giubbotto Harley Davidson. Come la sua moto. Bella e a tutto tondo, da anni buca lo schermo con le sue analisi. Parliamo della criminologa più famosa d’Italia, fetish come le inchieste che l’hanno vista protagonista nella veste di consulente. A Napoli ha lavorato, tra gli altri, a uno dei casi più agghiaccianti e raccapriccianti: l’omicidio della piccola Fortuna Loffredo, vittima di abusi nel Parco Verde di Caivano. Difficile in quel caso trattenere le emozioni, anche per una dal temperamento forte come lei. Impossibile muoversi tra gli indizi a passo leggero. Ci vuole rigore, professionalità, impegno per la verità, per la giustizia, per le vittime. È stile anche questo. E lo stile di Roberta Bruzzone, criminiloga forense, ha conquistato anche gli ambienti giudiziari napoletani. È capitato più volte di vederla tra i corridoi del palazzo di giustizia al Centro direzionale, in attesa di entrare in aula come consulente e tenere alta l’attenzione sulle sue parole, sulle sue ricostruzioni. Con il suo stile, sempre più imitato.