L’accoglienza è di casa a Napoli, nel vero senso della parola. Nunzia e Mariarosaria, due sorelle napoletane, 50enni, hanno accolto Fatai, 20enne del Benin nella loro famiglia. La loro mamma le ha lasciate da poco e il suo appartamento era rimasto vuoto, utile solo per organizzare pranzi e cene in famiglia. E dunque perchè non ospitare qualcuno che ha bisogno di una casa e anche di una famiglia? Così le due sorelle, di cui una ha anche un figlio della stessa età di Fatai, lo hanno accolto a casa. Alla domanda sui motivi che hanno spinto le due alla decisione, Nunzia si arrabbia. “Questa domanda è sbagliata – spiega – l’abbiamo fatto perchè è giusto, è giusto e basta, deve essere la cosa più naturale del mondo, l’essere umano che aiuta l’altro essere umano”. Nunzia e Mariarosaria partecipano al programma sperimentale proposto da Refugee Welcome Italia. Consiste nell’accoglienza in famiglia di un migranti richiedenti asilo o nel fornire la propria disponibilità a sostenere la persona titolare di protezione internazionale per almeno 6 mesi nel suo percorso verso l’autonomia. Si rivolge a coppie con o senza figli, singoli cittadini, coinquilini e pensionati.

“Dopo un mese di l’ospitalità,  siamo assolutamente soddisfatti, siamo più convinte di prima della scelta che abbiamo fatto”, continua Mariarosaria. Fatai è il primo migrante ad essere accolto da una famiglia allargata napoletana. La convivenza ha avuto ad inizio dicembre: i tempi sono stati valutati in base al desiderio, espresso da ambe le parti, di trascorrere il periodo natalizio insieme. Il giovane beninese si è specializzato in sartoria professionale nel suo paese ed è molto interessato ad apprendere le tecniche di taglio italiane per farne una professione. “A Napoli mi trovo bene, una città calda e soprattutto accogliente – racconta Fatai –  Conosco la città perché ero accolto all’interno dello SPRAR di Napoli gestito dalla cooperativa LESS ed ho potuto notare che nonostante tutti i problemi che ci sono, i napoletani riescono sempre a trovare il modo di aiutare gli altri. Ripeto Napoli non è una città che chiude gli occhi davanti ad una richiesta di aiuto. Il mio obiettivo è diventare un sarto professionista che realizzi abiti di alta sartoria. Attualmente mi sono iscritto a un corso intensivo di sartoria promosso dalla Fondazione di comunità del centro storico di Napoli e sto aspettando la data d’inizio. Contemporaneamente sto aspettando l’attivazione di un tirocinio presso una sartoria napoletana, allo stato attuale stiamo terminando, con il supporto dell’area lavoro e integrazione di LESS, le pratiche burocratiche per l’avvio”.
L’ospitalità in famiglia è il modo migliore per facilitare l’inclusione sociale dei rifugiati nel nostro Paese e per combattere pregiudizi e paure. L’accoglienza in famiglia può essere, per il rifugiato, un momento decisivo del percorso verso la piena autonomia: vivere con delle persone del luogo è il modo migliore per entrare a far parte di una comunità e conoscere più velocemente il contesto sociale e culturale del Paese ospitante. Il rifugiato potrà creare più facilmente una rete di rapporti sociali, migliorare la conoscenza della lingua, riattivare risorse umane e professionali, investire in un proprio progetto di vita: riprendere a studiare, trovare un lavoro, frequentare un corso di formazione professionale. A Napoli e Caserta si sta diffondendo la buona prassi di ospitare i rifugiati nelle proprie case. La presenza della rete di persone Refugee Welcome Italia sul territorio di Napoli ha permesso l’avvio della prima convivenza napoletana.

“Accogliere in casa lo straniero è sempre stato un elemento sacro nella cultura mediterranea – commenta Omar Abdul Rahman Omar, LESS Cooperativa Sociale – per cui l’iniziativa dell’accoglienza in famiglia promossa da Refugees Welcome ha un sapore sia antico che innovativo. Antico perché si colloca sulla scia dei nostri antenati, innovativo perché offre un nuovo modello agli attuali sistemi di accoglienza, spingendo sempre di più verso il modello dell’accoglienza diffusa”. “L’accoglienza in famiglia permette ai rifugiati di essere attori protagonisti della propria vita e del territorio che li accoglie, dando la possibilità di uno scambio culturale alla pari con la famiglia che accoglie rende il processo di interazione una prassi virtuosa – continua Marika Visconti, LESS Cooperativa Sociale – in tal modo si supera il modello di accogliere i rifugiati in grandi strutture con centinaia di persone, annullando di fatto la loro personalità e rendendoli solo recettori passivi di servizi”.

Refugee Welcome Italia Onlus è un’associazione apartitica, costituita l’11 dicembre 2015, fa parte del network europeo Refugees Welcome International, fondato a Berlino nel 2014 e ora attivo in 15 Paesi. “Il nostro progetto per ora non guarda ai grandi numeri, in quanto il fenomeno dell’accoglienza in famiglia copre una nicchia, ma è una grande sfida perché intende proporre un modello di accoglienza che coinvolge il cittadino in prima persona dando prova di una solidarietà praticata, non solo declamata – spiega Massimo Angrisano, coordinatore Refugee Welcome area Napoli e Caserta – la sfida inoltre è anche esperienziale, poiché permette di conoscere l’altro abbattendo ogni forma di pregiudizio”. Refugees Welcome Italia Onlus nasce grazie all’impegno e alla dedizione di un gruppo di professionisti con competenze multidisciplinari e una solida esperienza nel campo delle politiche dell’accoglienza e dell’inclusione sociale: project manager, operatori sociali, psicologi, legali, ricercatori sociali, esperti di comunicazione e raccolta fondi, giornalisti, fotografi.

Per diffondere questa pratica di ospitalià sabato 29 febbraio, a Napoli dalle 10.30 alle 14, nella sede di LESS Onlus in via Fiumicello a Loreto, 7, si terrà una giornata di formazione, gratuita, con Refugees Welcome Italia – Napoli rivolta alla cittadinanza, a tutti coloro che ne vogliono sapere di più sull’accoglienza in famiglia o per chi voglia fornire la propria disponibilità a sostenere la persona titolare di protezione internazionale per almeno 6 mesi nel suo percorso verso l’autonomia (coppie con o senza figli, singoli cittadini, coinquilini e pensionati).