I motivi sono diversi: al crescere dello sviluppo economico, i paesi possono permettersi tecniche di produzione più efficienti, muta la struttura settoriale dell’economia a favore di settori meno inquinanti, cambiano le attitudini culturali e aumenta il valore relativo della qualità ambientale nel paniere dei consumatori. Le distanze nei livelli di produzione e ricchezza riflettono diversi livelli di sviluppo e si traducono, quindi, nel Mediterraneo, in differenti relazioni tra livello di attività economica e qualità ambientale. A rafforzare la relazione tra crescita economica e ambiente vi sono le pressioni demografiche e il grado di urbanizzazione. Questi fattori amplificano l’impatto sull’ambiente dei sistemi produttivi e in questo senso, restano ancora notevoli le differenze tra la sponda Nord, sempre meno popolata e con una popolazione di età media sempre più alta e quella Sud; nonostante i paesi del Mediterraneo meridionale abbiano vissuto, negli ultimi decenni, una transizione demografica di rilievo. […]

I capitoli dal 2 al 5 si concentrano sul tema del cambiamento climatico e dei suoi effetti nella regione mediterranea. Il contributo di De Vivo-Capozzi-Budillon esamina la forte variabilità climatica osservata nell’area del Mediterraneo nel recente passato e delinea gli scenari evolutivi delle condizioni climatiche dell’area attraverso una ricostruzione attenta dei principali risultati che emergono dai più recenti studi scientifici. Ne emerge uno scenario complessivo che vede un possibile aumento significativo delle temperature e una probabile desertificazione di diverse aree. È opinione condivisa che, per ragioni geografiche, il bacino del Mediterraneo sia particolarmente sensibile alle mutevoli vicissitudini climatiche in quanto collocato in un’area di transizione tra i climi aridi e caldi del Nord Africa e quelli piovosi e temperati dell’Europa centrale. […]

L’area del Mediterraneo, a causa di effetti combinati legati sia alle attività umane che naturali, è una regione ad alta esposizione e vulnerabilità, in cui il cambiamento climatico avrà rilevanti conseguenze. A causa dell’alternarsi di maggiori precipitazione e lunghi periodi di siccità il rischio idro-geologico e la scarsità d’acqua aumenteranno con conseguenze negative notevoli sul settore agricolo. L’innalzamento del livello del mare e l’aumento delle temperature medie ed estreme potrà accelerare l’erosione costiera e influire negativamente sulle attività economiche collegate al turismo. Il terzo capitolo, elaborato da Battarra-Carpentieri-Gargiulo, si concentra sugli effetti del cambiamento climatico sulle aree costiere del Mediterraneo dovuti all’innalzamento del livello del mare, ed analizza le principali caratteristiche geografiche ed economiche della regione.

L’obiettivo è fornire indicazioni di policy per la preservazione e l’adattamento delle aree costiere che maggiormente saranno danneggiate dal cambiamento climatico. Si parte da un dato rilevante: circa 150 milioni di persone vivono sulle coste del Mediterraneo, 1/3 della popolazione totale degli Stati che si affacciano sul Bacino, una quota che raddoppia (65 per cento) nei paesi della riva Sud. Inoltre, forte aumento demografico, progressivo inurbamento e crescita della pressione demografica nelle aree costiere caratterizzano quasi tutta la regione mediterranea. In tale contesto, gli autori sottolineano che il principale rischio per le aree costiere è costituito dall’innalzamento del livello del mare e dall’erosione della costa sia per gli effetti che questo avrà sulla popolazione e sia sui crescenti flussi turistici della regione. Nel corso degli anni si sono messe a punto strategie per rendere le aree urbane più resilienti e meno vulnerabili a questo tipo di rischi. […]

Il quarto capitolo di Desirée Quagliarotti, partendo anch’esso dall’analisi delle strategie di adattamento e mitigazione al cambiamento climatico, esplora il nesso tra acqua, cibo ed energia in ambito Mediterraneo. […] La tendenza verso un uso più intenso delle fonti energetiche rinnovabili, in particolare nei paesi euro-mediterranei, potrà favorire il raggiungimento di un duplice obiettivo: diminuire la dipendenza energetica da paesi politicamente instabili e ridurre le emissioni di gas serra legate all’uso di combustibili fossili. […] Il quinto capitolo offre il punto di vista del policy maker. L’autore, Grammenos Mastrojeni, si interroga sui possibili scenari futuri che le società del Mediterraneo si troveranno ad affrontare alla luce del cambiamento climatico in corso e che vede il Bacino come un’area particolarmente vulnerabile. […]