I settore metalmeccanico e la provincia di Napoli escono a pezzi dall’indagine sulle crisi industriali presentato dal sindacato CGIL e da Ires Campania. Lo studio ha analizzato i casi di 120 realtà produttive nelle quali sono impiegati 20mila 900 lavoratori. Risultano infine 166 i tavoli vertenziali aperti; oltre 1600 i licenziamenti; 4mila 758 gli esuberi. Non si tratta di un documento totalmente esaustivo: nello studio sono state coinvolte soltanto le aziende sindacalizzate con oltre 15 dipendenti. Ma il quadro è sufficientemente esauriente – e anche piuttosto preoccupante – per verificare le condizioni del lavoro nella Regione.
Napoli, con la sua Area metropolitana, è il territorio più sofferente con 34 aziende. A seguire Caserta e provincia, con 29 casi, Salerno e provincia, 22, e infine Avellinese e Beneventano, rispettivamente 21 e 14 crisi. Il comparto in maggiore crisi, come si accennava, è quello metalmeccanico. Sono 53 le aziende coinvolte in processi di crisi o ristrutturazione. E, di conseguenza, è FIOM (Federazione Impiegati Operai Metallurgici) la categoria di lavoratori più colpiti. L’automotive è il settore più danneggiato: 13 imprese in crisi. Seguono l’aeronautica e l’impiantistica. Dopo il metalmeccanico è quello edilizio il comparto in maggiore difficoltà. Seguono il tessile/calzaturiero, la gomma/plastica e la componentistica. Sono impiegate nella produzione lattiero casearia e in quella dei salumi le due aziende in crisi nell’industria alimentare; due quelle nel settore carta e cartone.
Su 20mila 900 occupati censiti nel 2019 ci sono stati 1.648 licenziamenti e 4.758 esuberi. E su 120 realtà produttive passate in rassegna, quasi tutte – ben 107 – hanno fatto richiesta di accesso agli ammortizzatori sociali. Di questi ultimi sono la Cassa integrazione guadagni ordinaria e i Contratti di solidarietà gli strumenti di sostegno più utilizzati. I tavoli vertenziali aperti risultano essere in tutto 166. La maggior parte riguarda aziende e associazioni imprenditoriali.
Per il segretario generale Cgil Campania Nicola Ricci lo studio CGIL Ires conferma l’assenza di una seria politica industriale. «Ci sono – ha dichiarato Ricci – due dati drammatici che emergono: il primo è che attualmente sono aperte circa 1.600 procedure di licenziamento, esubero e ristrutturazione aziendale. Il secondo riguarda il monte ore di cassa integrazione: oltre 20 milioni di ore in 100 siti industriali che coinvolgono 121mila lavoratori. Entro il 2020 finiranno molti ammortizzatori sociali e, ad oggi, ancora non si ragiona di politiche industriali e di ammortizzatori sociali». Soltanto alcune vertenze più importanti, sottolinea il dossier, hanno tavoli aperti al Ministero dello Sviluppo Economico o all’assessorato delle Attività Produttive della Regione. E su questo aspetto Ricci rilancia. «Alla Regione chiediamo un tavolo permanente di un monitoraggio delle crisi, richiesta che abbiamo avanzato già a dicembre insieme a Confindustria, Cisl e Uil senza ottenere, anche in questo caso, alcuna risposta. Serve – continuava il segretario – un maggiore coordinamento da parte degli assessorati regionali di competenza: la Regione deve riappropriarsi della territorialità ed incidere maggiormente sul Governo».
L’indagine anticipa che ci sarà una seconda parte dello studio che si concentrerà in particolar modo su altri settori privati, quali quello dell’edilizia, della grande distribuzione, degli appalti, del credito, del trasporto locale, della sanità privata e dei servizi. Una continuazione che permetterà di avere una fotografia ancora più esaustiva della situazione del lavoro in Campania.