“Diploma da odontotecnico in tasca, qualche anno presso una casa editrice napoletana, poi la svolta: la vendita dei giornali. Quando sei anni fa ho acquistato un chiosco a Piazza del Gesù, la mia vita e quella della mia famiglia sono cambiate. Anche mia moglie Stefania, che ha studiato giurisprudenza, senza però scegliere la professione per curare la casa e le nostre due figlie, ora mi dà una mano ogni volta che le è possibile.  Non è facile mandare avanti un’edicola. È pure faticoso, se ti alzi alle 5:30 la mattina, e tiri fino alle 19:30, sempre dietro a giornali e libri, e con pochissime ferie: sei festività canoniche, e un po’ di giorni tra la fine di luglio e l’inizio di agosto per un piccolo viaggio con i miei. Certo non ho grande libertà di muovermi, uscire, ma non vivo questo lavoro come sacrificio, mi aiuta il carattere, perché vedo sempre il meglio nelle cose, sono sempre ottimista, perfino oggi che i problemi, comuni a chi fa questo mestiere, si sono fatti più urgenti, aspettiamo soluzioni, se non vogliamo anche la chiusura delle ultime edicole ancora aperte in città.

Ecco il motivo della nostra “notte bianca”, raccogliere firme come appello al presidente Mattarella, sperare in un buon progetto per noi, in modo che la categoria possa resistere e non gettare la spugna. Ottenere per esempio l’adeguamento dell’aggio, e l’autorizzazione a stampare i certificati di residenza: possibilità che a Firenze è già una realtà che a tutti quanti noi farebbe comodo per le agevolazioni che avremmo sulla tassa da pagare per l’occupazione del suolo pubblico. Si sa, la vendita di giornali e libri è calata malamente, dappertutto. Rispetto a sei anni fa, quando ho cominciato io, oggi c’è almeno un 40% in meno di vendite. Resistono solo le riviste a un euro, quelle specializzate in gossip, e con Romina e Albano in copertina. Appena appena si sfiorano i due euro, la gente nicchia, non compra. Certo, c’è un cambio epocale oggi. Come dire, l’avvento del web ha attirato i giovani concentrandoli sull’online, abbagliandoli con mondi, e bisogni virtuali.
Come difenderci allora, se i primi a farci la guerra in casa sono proprio i rappresentanti dell’intero sistema editoriale?

Abbassando sempre di più i prezzi, loro offrono testi e quotidiani digitali, audio-libri, un’infinità di giochi e quant’altro per cui, alla fine, i quotidiani e le collane di libri cartacei sono acquistati da una fascia di età che va dai quaranta-cinquanta anni in su. E per noi, bypassati innanzitutto dagli editori, le spese restano le stesse. Ormai le copie di quotidiani da far arrivare alle scuole sono distribuite direttamente dalle case editrici, per cui i nostri casotti servono ormai solo da deposito. Stesso discorso per figurine e album dei calciatori, che si regalano davanti agli stadi e altro. E non parliamo della marea di spese che gravano su un chiosco: tassa sull’occupazione del suolo pubblico, luce, telefono, e una spazzatura costosa come per un appartamento di 80/90 mq.
Però, devo dirlo, ho il privilegio di avere la mia edicola a Piazza del Gesù, uno slargo che allarga il cuore, pieno di storia, e visitato da migliaia turisti tutto l’anno. Per questo mi sono industriato a vendere pure giornali stranieri. Ma è poca cosa. Se non mettessi in vetrina gadget legati alla città, non potrei sopravvivere.

Eppure, nonostante tutto, continuo a ripetermi che sono fortunato, davvero convinto che “Lassù qualcuno mi ama”. Anzi, in quel titolo del famoso film, c’è la mia certezza. Una sorta di resilienza che mi porta ad avere gli occhiali giusti per vedere il positivo anche dove non c’è, ad accettare a volte perfino arroganza e maleducazione, e a rispondere invece gentilmente, dando anche informazioni che non mi competono (per esempio l’orario delle messe delle basiliche della piazza!), anche se l’Info-Point dell’amministrazione comunale sta a pochi metri dal mio chiosco; oppure a essere felice di esercitarmi nelle lingue straniere, scambiando frasi e impressioni coi turisti di passaggio. E soprattutto godere ogni giorno della bellezza di questa piazza: l’obelisco con la statua della Madonna Immacolata in cima a tutto, la facciata della Chiesa del Gesù Nuovo (la più gettonata perché conserva le reliquie di San Giuseppe Moscati), il profilo della Basilica di Santa Chiara con affianco il campanile.

Certo, pure io vivo momenti di sofferenza Quando vedo disordine, sporcizia e disorganizzazione, quando fanno le solite sommarie pulizie all’obelisco, giusto una volta all’anno, per l’8 dicembre, festa dell’Immacolata, togliendo le erbacce in basso, o cambiando le lampadine alla corona della Vergine. E poi: montagne di bottiglie e rifiuti dei bar, pub e ristoranti che però si raccolgono soltanto il giorno dopo, alle 9 di mattina. E le manifestazioni all’interno della piazza, e file di pullman che si fermano là in mezzo, sfornando folle di turisti che hanno bisogno di essere indirizzati anche alla strada dei pastori a Via San Gregorio Armeno. Oppure i tantissimi film che si girano in questa città, complicando i problemi di parcheggio, coi camion per le riprese che si piazzano davanti al mio piccolo capanno, facendomi all’improvviso invisibile, e ogni volta frastornato su che fare, a chi rivolgermi: se alla polizia municipale, alla guardia di finanza, ai carabinieri, al comune. È vero, i problemi sono tanti. Ma non demordo. Sono convinto che lassù qualcuno mi ama.