“Il comportamento della Cisl Campania è inaccettabile. Si sta consumando una violenza vera e propria ai miei danni. Ora dico il perché e al momento opportuno lo dimostrerò”. Lina Lucci, ex segretaria regionale della Cisl, chiede e ottiene di rendere dichiarazioni spontanee. Il processo, che la vede imputata per una presunta appropriazione indebita di circa 77mila euro, si è appena aperto dinanzi al giudice monocratico Alessandra Lotti.

A inizio udienza la Cisl Campania è stata ammessa come parte civile nel processo, rappresentata dall’avvocato Angelo Mastromatteo, e il giudice ha preso atto che la Usr Campania ha dichiarato di non voler più procedere penalmente nei confronti di Salvatore Denza (difeso dall’avvocato Gennaro Pecoraro), il responsabile della contabilità del sindacato anche lui finito a giudizio per una presunta appropriazione indebita prima di uscire dalla scena del processo proprio ieri, con la rinuncia della Cisl alla querela nei suoi confronti. Un passo indietro a metà, quello del sindacato, che fa proseguire il processo solo per Lina Lucci e la sua collaboratrice Carmela Costagliola. Una mossa di cui la Lucci non si dice sorpresa: “Me lo aspettavo”.

E aggiunge: “Chiedo un confronto pubblico con Ragazzini e Furlan”. Vuole un faccia a faccia con i vertici nazionali Cisl, Lina Lucci. Piero Ragazzini, attualmente alla guida dei pensionati Cisl, all’epoca dei fatti al centro del processo (siamo tra il 2015 e il 2016) era stato nominato commissario del sindacato in Campania proprio in sostituzione della Lucci. Annamaria Furlan è il segretario generale della Cisl. Ragazzini, inoltre, è colui che nel dicembre 2016 portò in Procura il dossier contenente le informazioni che Denza aveva raccolto con una sorta di investigazioni fai da te, attraverso una telecamera messa negli uffici della Lucci a insaputa di lei. “Nella scorsa udienza si era manifestata la volontà di non costituirsi contro Denza e rimettere la querela anche per la sottoscritta, oggi invece apprendo che la Cisl non intende perseguire la volontà punitiva a carico di Denza e si costituisce parte civile solo nei miei confronti.

Tutto questo è inaccettabile”, tuona. “Denza non è una persona qualunque – sostiene Lucci – ma quella che ha costruito un dossier che mi riguarda e fatto la videoregistrazione abusiva per un anno negli ambienti dove lavoravo. È anche la persona che il pm aveva rinviato a giudizio per una presunta appropriazione indebita. Decidere di non presentare più querela contro Denza è un fatto grave che priva questo processo di un confronto anche con Denza. Se questa decisione non è suffragata da due prove statutarie, l’autorizzazione del comitato esecutivo e quella del consiglio generale, non è legittima”, continua Lina Lucci. Il giudice la interrompe: “Non può accusare altri in questa fase, sta rendendo dichiarazioni spontanee, non è davanti al pm”. “L’ho detto anche al pm Cimmarotta”, replica Lucci che sposta l’attenzione su un testimone chiave, Ragazzini. “Non posso tollerare che questa è la seconda volta che Ragazzini non si presenta: che fa? Non verrà mai?”, chiede la Lucci. “Trovo inaccettabile anche l’assenza della Cisl oggi in quest’aula – aggiunge l’ex segretario regionale – Sono tre anni che aspetto il confronto in questa sede. Chiedo anche un confronto pubblico con Ragazzini e Furlan”.

Anche sulla lista testi c’è stato un botta e risposta tra la difesa e l’avvocato di parte civile della Cisl: quest’ultimo riteneva “sovrabbondante” la lista dei testi presentata da Lucci chiedendo di eliminare alcune figure apicali del sindacato, dirigenti locali, funzionari e collaboratori. Il giudice li ha ammessi tutti, accogliendo la tesi della difesa di Lucci. Si torna in aula a giugno per ascoltare Ragazzini, i vertici nazionali del sindacato come Raffaele Buonanni e la Furlan, oltre al segretario generale della Cisl Napoli Gianpiero Tipaldi e a un funzionario della Digos che partecipò alle indagini. Lina Lucci (assistita dagli avvocati Alfonso Maria Stile e Giro Sepe) ha sempre respinto ogni accusa, negando di aver speso per sé soldi del sindacato.