«Quei libri sulle sedie non c’erano». È uno dei dettagli che Massimo Marino De Caro, ex direttore della biblioteca dei Girolamini, evidenzia in aula nel corso del processo che lo vede imputato per i libri fatti sparire dalla biblioteca. Il particolare che a suo dire e a parere della difesa segna una differenza tra il momento del sequestro disposto dalla Procura che cristallizzò la condizione i cui fu trovata la biblioteca sotto la direzione di De Caro, e quello delle consulenze disposte dagli inquirenti. In aula De Caro commenta i video e le foto, evidenziando le differenze. Ecco che nelle immagini della sala Bellucci spunterebbe un carrello con dei libri «che non c’era e potrebbe far pensare che fosse lì per essere portato via» dice De Caro.

«Guardate i corridoi, erano devastati quando arrivai» spiega illustrando le immagini e ripercorrendo i lavori che avrebbero dovuto consentire il 18 aprile 2012 di far aprire la biblioteca al pubblico. «L’avevamo chiamata “La verità con i tuoi occhi” per replicare agli articoli usciti nelle settimane precedenti» spiega De Caro. Il sequestro, avvenuto il 17 aprile di quell’anno, fermò tutto. «Ma dalle immagini del sequestro si vede in quali condizioni ho lasciato la biblioteca», aggiunge l’ex direttore. E punta il dito su un altro dettaglio: i mancanti, ovvero i 1500 libri, tra i più antichi e preziosi, spariti dalla sola sala Vico di cui si erano perse le tracce già prima della sua nomina.

Un elenco contenuto in un cassetto di cui tra i dipendenti c’era chi ne era a conoscenza. Un vuoto nel patrimonio librario di cui non sarebbe emersa traccia, «in nessun video si vedono i cartellini rossi che dovrebbero essere al posto dei volumi mancanti». E poi una foto, quella della targa apposta su uno dei corridoi a testimoniare l’esistenza di una sezione privata della biblioteca.