Aula 417, Palazzo di Giustizia di Napoli: il processo con rito abbreviato sullo scandalo fi scale che a marzo scorso coinvolse i vertici del gruppo Alma spa, società leader nel settore del lavoro interinale, arriva alla fase delle conclusioni della Procura. Il pm Cozza, titolare del fascicolo assieme al collega Raimondi, pronuncia un duro atto d’accusa: “Qui si va ben oltre i 49 capi di imputazione contestati” e fa riferimento a “una serie indefinita di reati”. Parla di illeciti in materia fiscale, evasione con il metodo della compensazione fra crediti tributari ritenuti fittizi e debiti reali.

E ipotizza una frode da “oltre 200 milioni di euro, pari a una manovra finanziaria, un furto a tutti noi”, sostiene l’accusa che chiude la requisitoria con richieste di condanna per tutti: 12 anni e 2 mesi per Luigi Scavone, ex poliziotto e patron del gruppo, amante del lusso e sponsor di una squadra di basket, un team di MotoGp e iniziative di solidarietà; 10 anni e 8 mesi per Francesco Barbarino, amministratore della Alma; 4 anni per il direttore commerciale Francesco Marconi che in aula si è difeso e si è detto vittima di un accanimento giudiziario; 9 anni e 4 mesi sono stati chiesti per il consulente fiscale Carmine Franco; 6 anni e 6 mesi per Marco Erhard, dipendente di una delle società cartiere secondo l’accusa; 5 anni e 8 mesi per Edoardo Rinaldi, imprenditore che pure si è difeso in aula; 3 anni per il manager Stefano Paloni e per il consulente fiscale Pietro Di Monda.