Negli articoli pubblicati il 10 febbraio sul tema della prescrizione, Il Mattino è incorso in una sorprendente e anche grave contraddizione. Mentre da un lato Carlo Nordio spiegava con la sua sapienza tecnica i risvolti rischiosi della Riforma Bonafede, e ancor più dei rischi connessi all’eventuale approvazione del Lodo Conte-bis, dall’altro lato, un esperto giornalista come Gigi Di Fiore, nel tentativo di spiegare con esempi pratici gli effetti delle norme ipotizzate, inciampava in un clamoroso errore di impostazione, che nessun giudice potrebbe mai prescrivere. Infatti, Di Fiore si avventura nella citazione di alcuni esempi, a suo dire “emblematici”, che subirebbero effetti dalla entrata in vigore di riforma e riforma-bis.

La verità, però, è che parte da un assunto del tutto falso: che i processi in corso possano effettivamente essere soggetti alle nuove norme, le quali invece avranno effetto solo e soltanto sui processi che inizieranno a carico di reati che sono stati commessi dalla mezzanotte del 1° gennaio 2020. E quindi, per legge, per consuetudine costituzionale, per procedura codificata, nessun processo in corso può essere usato come esempio per spiegare il caos generato dal “progetto” Bonafede.

Il fatto grave, che dà all’errore di Di Fiore una valenza mediatica ancor più preoccupante, è che i processi indicati ad esempio, hanno tutti una valenza fortemente emotiva, perché raccontati da anni con tagli spiccatamente ideologici. E dunque viene il sospetto che per dare enfasi a una spiegazione tecnica, si siano voluti cavalcare gli umori più facili da sollecitare in chiave giustizialista.
Di Fiore, insomma, per spiegare le nuove norme prima cita ad esempio la vicenda di Enzo Tortora, ed espone come sarebbe andata se la Riforma Bonafede e il Lodo Conte-bis fossero stati in vigore all’epoca dei fatti che coinvolsero il celebre presentatore di “Portobello”. Poi, però, sente la necessità di citare alcuni processi attuali, appunto “i casi concreti” come lui stesso li definisce. E tra questi non può far altro che parlare dei “più mediatici”: il processo Consip e quello della sciagura del Rigopiano. Poi prosegue con la tragedia del Norman Atlantic (dicembre 2014) e il disastro ferroviario di Corato (luglio 2016).

E l’errore su questo è enorme. Infatti, ripetiamo, tutti sanno che le nuove regole in materia di prescrizione introdotte dalla riforma Bonafede (e a maggiore ragione quelle che verranno approvate con il lodo Conte bis) sono applicabili soltanto ai fatti costituenti reato commessi a partire dal giorno 1° gennaio 2020.

La vicenda Consip, ad esempio, risale ad oltre tre anni fa e dunque continuerà a seguire il suo corso senza che in alcun modo le nuove norme in tema di prescrizione possano essere applicabili, stante il principio costituzionale della irretroattività della legge penale più sfavorevole.

Vogliamo pensare quindi che il caos creato dalla riforma in tema di prescrizione ha generato così tanta confusione da far cadere in errore anche Gigi Di Fiore e un giornale, il Mattino, di solito sempre attento alla tematica giudiziaria.

Prescrizione, l’errore imprescrivibile del Mattino
di Marco Demarco

Peggio del mostro c’è solo il mostriciattolo“, scrive Carlo Nordio sul Mattino, a conclusione di una raffinata trattazione sulla mostruosità secondo i latini. Il mostro in questione, anzi il monstrum, spiega, è la riforma Bonafede della prescrizione perché mina alla base princìpi della civiltà giuridica. Il mostriciattolo è invece il lodo Conte-bis, che al danno di cui sopra aggiunge una buona dose di grottesco. In più, precisa Nordio, il monstrum è tale perché “possiede un connotato di potente identità”, mentre il mostriciattolo è solo una copia deforme di ciò che è già oltre le forme consuete. E giù una serie di casi giudiziari portati a mo’ di esempi, tutti tesi a dimostrare la bizzarria di un provvedimento di fronte a cui lo stesso commentatore, da esperto, ammette di non poter far altro che alzare le mani gemendo e con “fatalistica rassegnazione”.

Poteva bastare questo, per mettere in guardia il lettore del Mattino e sollevarlo dai sensi di colpa: perché se anche un addetto ai lavori si affida al fato, può ben autoassolversi chi di queste vicende, agitate per acquietare la folla giustizialista, capisce sempre meno. Ma il Mattino ha deciso di andare oltre. E così, dopo il commento di Nordio, ecco anche un articolo di Gigi di Fiore, solitamente ferratissimo a spulciare documenti di archivio per inserirli nelle sue controstorie del Regno di Napoli.

Anche qui l’intento è di spiegare la differenza tra la riforma monstrum, che interrompe la prescrizione per tutti dopo la sentenza di primo grado, e il lodo mostriciattolo, che invece introduce una diversità di trattamento, quella diversità che a Nordio ha già fatto venire l’orticaria. Al momento degli esempi, però, la mostruosità rimbalza dal lodo all’articolo, perché Di Fiore scrive che il provvedimento Conte “avrà effetto su alcuni degli attuali processi sotto i riflettori”. Quali? Il Mattino ne sceglie alcuni a caso. A caso? Comunque, eccoli: “Quello per favoreggiamento nei confronti dell’ex sottosegretario del Pd, Luca Lotti” e quello in cui è coinvolto Alfredo Romeo, editore di questo giornale. “Due processi – si ricorda nell’articolo – scaturiti dalla famosa inchiesta Consip”. Però a Di Fiore e a il Mattino sfugge – sfugge? – un particolare, e cioè che le leggi penali non hanno efficacia retroattiva. E dunque mai e poi mai, per quanto derivazione di una legge mostruosa, anche il lodo Conte-bis potrà applicarsi a presunti reati, da accertare nel corso del processo, avvenuti prima della sua entrata in vigore. E tanto per essere chiari, il monstrum è entrato in vigore quest’anno e il mostriciattolo non ancora. Il che smentisce anche la tesi di Nordio. E cioè che peggio del monstrum c’è solo il mostriciattolo. No. Può esserci anche l’articolo che spiega il mostriciattolo.