«Fossi iscritto all’Ordine degli avvocati di Napoli non esiterei un attimo ad aderire alle proteste per difendere i cittadini dall’abolizione della prescrizione»: così Luigi Labruna, professore di Storia del diritto romano e brillante saggista, su Repubblica Napoli di ieri. «La riforma della prescrizione allontana dall’impegno in politica i cittadini dotati di cultura ed esperienza»: così Umberto De Gregorio, presidente dell’Eav notoriamente vicino alle posizioni politiche del governatore Vincenzo De Luca, sulle colonne del Mattino.

Mai gli avvocati hanno goduto di tanto sostegno da parte di ampi settori dell’opinione pubblica. Mai come in questi giorni segnati dalla loro protesta contro la riforma sostenuta dal Guardasigilli e dal Movimento 5 Stelle. È un vistoso segno dei tempi, la conferma che la linea editoriale del Riformista ha colto un punto dolente del dibattito pubblico. Se è vero che la riforma della prescrizione mette a repentaglio i diritti dei cittadini, è altrettanto vero che essa restituisce ai “principi del foro” un ruolo da protagonisti autentici della vita pubblica. Non a caso l’edizione napoletana del Riformista, nel suo numero zero, ha dedicato l’apertura proprio alle vibranti proteste degli avvocati napoletani contro le proposte dell’ex pm Piercamillo Davigo. Paradossale, poi, che ad avallare una riforma liberticida e giustizialista siano proprio due avvocati: il premier Giuseppe Conte e, ovviamente, il Guardasigilli Bonafede.