A via Salvatore Tommasi, nel cuore di Napoli, c’è la sede del comando della legione campana dei carabinieri. Ieri mattina, in occasione della cerimonia di avvicendamento nella carica di comandante interregionale, la caserma era ovviamente tirata a lucido e nei dintorni potevano vedersi militari e auto che presidiavano la strada, vetture d’ordinanza e ufficiali in alta uniforme. Il tutto però stonava tristemente con l’abituale presenza di rifiuti non raccolti che neanche un evento così solenne era riuscito a evitare. Ma il colmo si raggiungeva nell’ultimo tratto di strada, dal quale, a poche decine di metri dalla caserma, superato l’accesso della Scala San Potito (resa famosa dall’omonimo romanzo di Luigi Incoronato), si può godere la vista del Museo Archeologico Nazionale: ebbene proprio lì, a un tiro di sasso da quel palazzo imponente, si rischiava d’inciampare in un ammasso di abiti logori, panni laceri e pezze unte, malamente abbandonati sul marciapiede.

Forse i nostri amministratori, sicuramente sensibilissimi all’arte contemporanea, avranno pensato che l’impersonalità della creazione popolare ha lo stesso diritto d’esprimersi d’un artista acclamato come Michelangelo Pistoletto. Se quest’ultimo espone al Mart di Rovereto la sua “Orchestra di stracci”, perché non dare spazio anche agli anonimi autori d’installazioni di strada che lo imitano? Chissà se i carabinieri in alta uniforme, inclusi il comandante generale Giovanni Nistri e il nuovo comandante interregionale Adolfo Fischione, hanno apprezzato