Le scale mobili più lunghe d’Europa sono quasi abbandonate, sempre più inutilizzate. E non si trovano nella turistica Barcellona, nell’avveniristica Berlino, nell’avanzata Copenaghen. Quattro linee per mille e 300 metri di scale meccanizzate viaggiano – quando funzionano – su e giù per Potenza. Soltanto Tokyo, in tutto il mondo, le supera con i suoi mille e 500 metri. Ma nonostante questo impianto da primato il capoluogo lucano non è riuscito a trasformarsi definitivamente da “città delle cento scale” in “città delle scale mobili”. Qualcosa si è inceppato infatti nella storia di questa grande opera e criticità e burocrazia sono diventati scalini troppo alti da percorrere nonostante gli investimenti.

Mentre Matera, eterna rivale lucana, festeggiava l’anno da Capitale Europea della cultura 2019, Potenza restava quasi in disparte, sul piano nazionale e internazionale, anche per un’offerta culturale per forza di cose minore rispetto a quella della città dei Sassi. Proprio le scale mobili erano state fino a qualche anno fa un piccolo orgoglio per il capoluogo più alto d’Italia: per via del primato europeo le immagini degli impianti venivano rilanciati tra televisioni e web. Erano la rappresentazione della modernità, di una realtà che si muoveva verso il futuro. Saliva l’entusiasmo insieme con le scale. Non oggi. Non più. La situazione è cambiata. Entrando ci si accorge subito del degrado. Secchi che raccolgono le gocce che cadono dal soffitto; opere d’arte che non riescono a nascondere gli strati di muffa sulle pareti; rampe spesso bloccate. Eppure il progetto doveva rivoluzionare la mobilità della città. Quantomeno fluidificarne il traffico. A Perugia, per esempio, quattro linee di scale contavano già nel 2008 circa 10 milioni di passaggi per 32mila ore di esercizio all’anno.

Potenza, 819 metri sul livello del mare, ha una conformazione arroccata sul suo centro storico. Perciò è anche detta “città verticale”. È il primo capoluogo d’Italia per altitudine e da giugno 2019 è anche il primo capoluogo di regione del sud a essere guidato da un sindaco leghista: il 36enne Mario Guarente. Negli anni ’80, proprio per avvicinare il centro storico alle periferie, venne pensato un impianto di scale meccanizzate che potesse trasportare fino a 12mila passeggeri al giorno. Ne vennero fuori quattro tratte: Viale Marconi, Via Armellini, Santa Lucia e Basento. Quest’ultima, aperta nel 2010, comprende un passaggio pedonale al coperto di 120 metri ed è costata 16 milioni e mezzo di euro. Da Palazzo di Città, sede del Comune di Potenza, riferiscono che la cifra complessiva per la realizzazione di tutte le linee è stata di circa 30 milioni di euro.

Le scale, all’inizio, sembrano un successo e i cittadini le utilizzano gratuitamente. Scrive nel 2007 l’Agenzia di Stampa del Consiglio Regionale della Basilicata: «Sono circa 4 mila le persone che transitano ogni giorno per le scale mobili; circa 6 mila se, invece, si considera anche il tratto degli ascensori». E a essere attiva è soltanto una scala mobile. Poi cambia l’andazzo, nonostante l’apertura delle altre linee. Nel 2014, anche per via delle criticità legate ai trasporti, il sindaco Dario De Luca proclama il dissesto finanziario. Mancano i soldi per la manutenzione straordinaria e la gestione viene affidata nel novembre 2015 a un’azienda privata, la romana Trotta. Il servizio, da circa un anno, era anche diventato a pagamento: 25 centesimi di euro a corsa. Di tre euro il biglietto giornaliero, di dieci l’abbonamento mensile, 25 con pullman compresi. Nel 2018 il caso diventa nazionale con il racconto del Corriere della Sera. «Non su tutti i quattro impianti – risponde De Luca al quotidiano – però le infiltrazioni di acqua esistono, in altre parole ci piove, non posso negarlo. La gente rischia di scivolare.

E nella scala più lunga, quella più recente, beh ogni tanto si blocca. Problemi di manutenzione. I pedoni scarseggiano». E La Gazzetta del Mezzogiorno scrive: «Sono lontani i tempi in cui si snocciolavano i dati dei passaggi sulla Scala Mobile Prima, su via Armellini, su Santa Lucia: 12 mila al giorno, 3.600 lungo il ponte attrezzato e la scala mobile con punte il fine settimana fino a 5.000 passaggi; 5.000 nella Scala mobile Prima e circa 3.000 a via Armellini». Emerge infatti dai dati della Trotta che le scale mobili vengono utilizzate sempre meno: si è passati da una media complessiva dei quattro impianti di 3.716 passaggi al giorno del 2016 ai 2.525 del 2018. E i numeri continuano a scendere ulteriormente considerando i quasi 481 mila passaggi dei primi tre trimestri del 2019 che fanno una media di 1.760 utenze al giorno.

Secondo i dati dell’Associazione Euromobility del 2018, Potenza è invece la seconda città in Italia per indice di motorizzazione con 75,1 auto ogni 100 abitanti. E sul fatto che gli italiani continuino a preferire (in sei casi su dieci) l’auto per i loro spostamenti ci sono anche i dati del Ministero dello Sviluppo Economico, elaborati da Isfort (Istituto Superiore di Formazione e Ricerca per i Trasporti). «La gente sceglie la macchina – dice Valerio Tramutoli, consigliere di opposizione di Basilicata Possibile – perché non ci sono servizi pubblici affidabili. È come se non esistessero. Per le scale ci vogliono orari prolungati e corse notturne e parcheggi gratuiti nelle vicinanze». Tramutoli alle amministrative del giugno 2019 ha perso la corsa per il comune contro Guarente. Ed è proprio quest’ultimo ad affermare che la grande opera potentina è forse troppo grande per la città e l’utenza. «L’impianto – argomenta il sindaco – è sovradimensionato: se da una parte si è realizzata un’opera all’avanguardia; dall’altra il rapporto costi-benefici risulta essere stato svantaggioso. Con l’amminstrazione – continua – abbiamo aperto le scale a orari che incontrano l’utenza e i commercianti. Vogliamo anche mettere a disposizione i locali inutilizzati per eventi o mostre. Abbiamo ereditato le strutture e adesso è nostro compito ravvivarle».

I numeri fanno quindi registrare una frattura consistente tra la grande opera e i cittadini. Laddove gli investimenti sono arrivati, a mancare è stata la programmazione. Potenza è riuscita ad aggiudicarsi intanto la nomina di Città Europea dello Sport nel 2021. Un’opportunità per i suoi impianti oltre che per la sua visibilità. Magari per allora le scale ricominceranno a viaggiare ai ritmi di una volta. Per il momento sono inceppate. E alla rivoluzione i potentini preferiscono la vecchia automobile.