Dal motto “conoscere per deliberare” di Luigi Einaudi, alla prassi del “deliberare senza conoscere”, tipica degli interventi per lo sviluppo economico del Mezzogiorno, il passo, linguisticamente breve, è enorme. Vorrei qui discutere della necessità di accorciare questa distanza e delle modalità per farlo. La sintesi einaudiana indica la regola aurea del processo di decisione pubblica: raccogliere le migliori informazioni possibili, elaborarle in base ai propri obiettivi politici e alla propria sensibilità e, infine, prendere le decisioni conseguenti. E se il “conoscere” del tempo equivaleva alla raccolta di poche statistiche aggregate, la sua declinazione odierna è molto più ricca e potente: quantità e qualità dei dati disponibili sono infinitamente maggiori e i metodi hanno fatto passi da gigante.

Il paradigma internazionale attuale di valutazione (ex post) delle politiche pubbliche è quello della cosiddetta valutazione controfattuale: un’azione di politica economica ha prodotto l’effetto desiderato (per esempio: ha ridotto la disoccupazione in un’area in declino industriale) se, senza di essa, la disoccupazione sarebbe stata maggiore. Ebbene, cosa sappiamo degli effetti delle politiche oggi in atto per lo sviluppo del Sud? Poco o nulla. Si parla sempre e solo di soldi da erogare (“abbiamo rifinanziato la misura”), mai dell’effetto che quei denari (pubblici, quindi di tutti noi contribuenti) hanno sul fenomeno sul quale si vuole intervenire. Per chiarire ulteriormente: è come se l’Organizzazione Mondiale della Sanità (o, per l’Italia, l’Istituto Superiore di Sanità) portasse avanti alcuni protocolli terapeutici (che diventano poi concretissime medicine cha assumiamo) senza una robusta evidenza sperimentale di supporto. Sì, le cose stanno proprio così.

Anche la Campania beneficia ampiamente di interventi pubblici di supporto economico, senza sottrarsi al vuoto di conoscenza. Alcuni esempi: Bagnoli è interessata dal programma nazionale di rilancio di aree di crisi industriale complessa; ben 281 Comuni ricevono aiuti nell’ambito di “altri interventi di sostegno agli investimenti e all’occupazione in Campania”; alcune porzioni di territorio in diversi Comuni (in ordine alfabetico: da Acerra a Torre Annunziata) sono incluse nel programma delle Zone economiche speciali, aree in cui le imprese possono fruire di agevolazioni fiscali e di semplificazioni amministrative. Ebbene: quali gli effetti di tali interventi? Non si sa, più modestamente si spera che siano positivi ma la semplice speranza è un fondamento molto fragile per la scelta di erogare incentivi.