Cosicché il vento del Nord ci porta a ondata gli odori e i sentori della pizza gourmet che solerti cuochi del lombardo-veneto vanno preparando nei loro ristoranti stellari. Pizze barocche dove tutto si assomma a tutto, o si esalta per sottrazione, dalla zucca violina al taleggio, alle animelle, al cacao, ai finferli, alle acciughe del Cantabrico, con la focaccia, con l’impasto eterno di acqua, lievito madre e farina, a far da sostegno a queste straripanti iperboli gastronomiche. Che fare? Ignorare con eleganza le provocazioni padane o rintuzzare colpo su colpo, pizza contro pizza, tre cuochi del Sud contro tre cuochi del Nord da sfidarsi in terra di nessuno a forza di mestoli e forchettoni?
Una vita fa, ai tempi della Lega separatista, al Nord ti offrivano tranquillamente la pizza padana, con sei zucchine a comporre il logo caro a Bossi. È di queste ore la notizia che in Svezia ha gran successo la pizza napoletana coi kiwi, anche se vi è stata una rivolta sul web con fremiti di indignazione. Negli Stati Uniti è dai tempi della Grande Depressione che gli americani si consolano con la pizza con l’ananas. Piaceva, a quanto pare, anche a Frank Sinatra e al giovane Trump.
A Napoli, comunque, siamo pronti a tutto. Il Nord è avvisato. Siamo corazzati. Siamo pronti a tutti i cimenti. Sono duemila e cinquecento anni che viviamo di invasioni straniere e di contaminazioni (anche gastronomiche). Se la “cosa” gourmet finirà per arrivare anche da noi, cercheremo di mettere in moto la fantasia, l’inventiva, la “cazzimma” dei nostri pizzaioli.
Non siamo noi la vera patria del Barocco e dei teatri pirotecnici? Cari chef nostrani, cari pizzaioli del Vomero, del Vasto, di Fuorigrotta, della Sanità, vi aspettiamo dunque al varco. Stupiteci! Ubriacateci di sorprese! Ma le animelle col cacao, per favore, almeno quelle, risparmiatecele!