Caro Riformista,
come Marco Demarco ha fatto già notare, sulla vicenda del golfo di Trieste immortalato sulla copertina del piano per il Sud recentemente presentato dal governo a Gioia Tauro, il ministro Giuseppe Provenzano, anziché ammettere l’infortunio, ha preferito cimentarsi in una giustificazione assai improbabile: «Nessun errore, si tratta di un progetto per l’Italia. Bisogna guardare al Sud per rilanciare lo sviluppo anche al Nord». In un Paese in cui si è deciso di affrontare la secolare questione meridionale col quasi-secessionismo settentrionale (leggasi regionalismo differenziato) e nel quale come approdo della nuova Via della Seta è stato scelto il porto proprio del capoluogo giuliano (e non quello più adatto, per fondali, della località calabrese in cui è stato presentato il provvedimento: doppia gaffe), pare proprio che i meridionali debbano rassegnarsi al fatto che è un po’ come per il lavoro a Napoli in un famoso sketch dell’indimenticato Troisi: di piani “solo” per il Sud non se ne trovano, ci vuole sempre qualche altra parola accanto.