Che il 26 gennaio si voti in Emilia, gli italiani lo sanno. Tutti. Anche quelli meno attenti alla politica, sono mesi che lo sentono in tv. Che, nella stessa data, si voti anche in Calabria, non lo sa nessuno. Nessuno ne parla. La disparità di attenzione dei media è andata al di là del pur abituale squilibrio a favore del Nord. È convinzione comune che il voto in Emilia, vinca la Lega o Bonaccini, avrà conseguenze decisive per il futuro, forse del governo, certo del paese. Quello calabrese non cambierà nulla.

Si dà per scontato che, in Calabria, non c’è partita, che vincerà il centrodestra a trazione leghista. Per la debolezza di una classe dirigente, di destra e di sinistra, che, pur con responsabilità molto diverse, non è riuscita a far decollare la regione? Per una sorta di sindrome di Stoccolma di un elettorato che, insultato per anni in ogni modo, si aggrappa a chi, con l’autonomia differenziata senza adeguamento dei Lep (Livelli essenziali di prestazioni), lo spingerebbe definitivamente ai margini? Per l’abbandono, da parte della sinistra, della questione meridionale, che non è solo esigenza di solidarietà nazionale, ma elemento essenziale dello sviluppo complessivo del paese?