Qualcosa conviene dire sul dibattito aperto da “Ragione Politica” intorno alla candidatura di Sandro Ruotolo. E tanto più oggi, dopo il risultato delle regionali.  Al documento di “RagionePolitica”, che criticava l’accordo tra la sinistra napoletana e de Magistris, hanno aderito quattrocento firme. Un pezzo significativo della “società civile” (basta scorrere la lista). Ma le risposte, sui media e sui social, sono state spesso evasive, talvolta indisponibili a un vero scambio di idee, non sempre eleganti. C’è chi ha stigmatizzato gli “intellettuali”, col classico piglio plebeista e anti-establishment. Come se i quattrocento firmatari fossero accademici (e come se gli accademici, quelli che lo sono davvero, dovessero vergognarsi del proprio lavoro).

C’è chi ha parlato di “piccolo mondo antico”, alludendo a salotti polverosi e chiacchiericcio inconcludente, ingenerosamente bacchettando un legittimo fenomeno di opinione, cittadini preoccupati per la propria polis. C’è chi, con ingenuo trionfalismo, ha fatto notare come tra le adesioni figurassero “nomi di destra”, quasi che quel documento fosse una mozione di partito e non un invito alla libera discussione, ovviamente aperto a tutti. C’è chi vi ha visto le vecchie ruggini, i fantasmi del passato, i personalismi del Pci-Pds-Ds-Pd, miglioristi contro bassoliniani, renziani contro zingarettiani, eccetera. Questo, sì, un “piccolo mondo antico” che nulla c’entra con i temi in discussione, la risposta miope di una politica politicante che vede l’universo mondo a propria immagine e somiglianza. E c’è infine un robusto manipolo che si è rifugiato nel dileggio e nell’insulto, numerosi “compagni”, gli ultras del sindaco, perfino Sandro e Guido Ruotolo. Collaudate tecniche staliniste. Tanti piccoli Alicata.

Né è mancato chi, con lapsus freudiano, invocava per i reprobi qualche salutare “legnata”. Ignaro, forse per la giovane età, che al paese mio questo si chiama squadrismo. Ma ancora più interessanti sono le riflessioni suggerite dal voto di domenica. In Emilia-Romagna la sinistra sembrava destinata a soccombere e invece si è ripresa la Regione. Ma come? Mettendosi all’ombra dell’amministrazione Bonaccini, del consenso raccolto dal governatore grazie alla sua pluriennale gestione della sanità, dei trasporti, dei rifiuti, delle infrastrutture. L’esatto opposto di quel che accade a Napoli, dove una sinistra all’affannosa ricerca di consensi non ha trovato di meglio che stringere un patto con Luigi de Magistris, cioè con il responsabile del drammatico crollo materiale e amministrativo della città. A Bologna la sinistra si è fatta forte del buongoverno di Bonaccini, a Napoli si è alleata con il malgoverno di de Magistris.

A Bologna un prestigioso governatore ha trainato il Pd, a Napoli un cattivo sindaco è la palla al piede del Pd. Qui nessuno, anche tra gli artefici del patto con de Magistris, si sognerebbe di vantare le cose fatte dal governo locale. Qui, al contrario, l’esperienza arancione è un tabù, tutti nel Pd se ne vergognano, tutti a giurare che continueranno a fare opposizione al sindaco (come se l’avessero mai fatta seriamente). Non a caso l’argomento preferito dalla sinistra diventa (ridiventa) la lotta alla camorra. Guai a parlare di degrado urbano, buche, trasporti, rifiuti. L’atout di de Magistris (e di Sandro Ruotolo) è la lotta alla camorra. Quasi che la lotta alla camorra fosse compito di un sindaco (o di un giornalista) e non dello Stato.

Fatto sta che sul tema sollevato da “RagionePolitica”, e cioè sulla sorprendente rilegittimazione del sindaco di Napoli, l’omertà è totale. Gli artefici dell’improvvido connubio evitano di rispondere. Parlano d’altro. Divagano. Fanno le pulci ai firmatari. Agitano lo spauracchio di Salvini. Negano perfino che Ruotolo sia il candidato del cuore di de Magistris. Mentono sapendo di mentire. Eppure quelle quattrocento firme dicono che un’opinione pubblica esiste eccome e che, per mediocri calcoli di bottega, per innominabili piccoli interessi personali, non le si può imporre di tutto e di più.