Il dibattito interno al Pd, indubbiamente di interesse pubblico, è stato alimentato dall’articolo di Emilia Missione contenente una topografia del partito napoletano. Nella pagina, con le schematizzazioni inevitabili e tipiche del caso, ho registrato un’evidente lacuna, in parte spiegabile con il fatto che il segretario provinciale Marco Sarracino è stato pre-designato da Roma e ha ricevuto un via libera unanime tra i maggiorenti napoletani (a cui il servizio aggiunge intellettuali e Giovani Democratici). Tuttavia nel partito non esistono, tra i dirigenti, soltanto i maggiorenti, ma anche alcuni “minorenti” di talento.

Per completezza andrebbe ricordato almeno qualcuno di un gruppo di giovani dirigenti, quasi tutti amministratori, che ho avuto l’onore di vedere all’opera da vicino. Mi riferisco al gruppo noto fino a qualche mese fa con la sigla Harambee, dal nome dell’associazione di Richetti, e prima come Tempismo democratico, e che oggi solo in parte è transitato in Azione. Convengo che il congresso napoletano doveva svolgersi in un clima sereno, ed è avvenuto salvo episodi estremamente marginali, ed è un bene. Non so se una candidatura unitaria in prospettiva faccia bene al partito, e questo lo vedremo. Ma quel gruppo è stato sicuramente spiazzato dall’uscita dal partito di Matteo Richetti nelle settimane del congresso e, di fatto, non ha partecipato come tale ma con le dinamiche locali di ciascuno. Eppure sono qui e, come si usa dire, lottano tra noi e sarebbe ingeneroso non considerarli alla luce della straordinaria performance offerta appena otto mesi fa. Molto sinteticamente, a inizio 2019, si celebrarono il congresso nazionale e quello regionale. Le mozioni nazionali erano tre per ciascun “livello”, e ai candidati nazionali Zingaretti, Martina e Giachetti facevano riscontro con non perfetta sovrapposizione sul territorio regionale Annunziata, Filippelli e Del Basso De Caro.

Come si ricorderà i tanti consiglieri regionali del Pd erano tutti schierati con Annunziata, il candidato di De Luca (piuttosto che di Zingaretti, se non vogliamo prenderci in giro), mentre soprattutto i più vicini ad Andrea Orlando, come Sarracino e Oddati, appoggiavano l’ottima Armida Filippelli. Ebbene, quei ragazzi “richettiani”, un paio di decine di assessori e consiglieri comunali, qualche segretario di circolo, un sindaco, un presidente di Consiglio e tanti semplici militanti ebbero – se non ricordo male – circa 16mila voti di iscritti a Napoli, tutti loro a eccezione di una mano degli amici napoletani di De Caro (Russo e America, per esempio). La “mozione De Caro” ne ebbe altrettanti nel resto della regione. Parliamo di un congresso estremamente teso e importante dove De Luca da un lato e Orlando dall’altro facevano molto, molto sul serio perchè ciascuno aveva i programmi che poi si sono palesati.

Per essere più precisi, a livello regionale Umberto Del Basso De Caro, rappresentante del gruppo Martina-Richetti, pur senza l’appoggio dei consiglieri Amato e Marciano (che votarono per l’area solo a livello nazionale) si posizionò molto avanti alla Filippelli: grosso modo di 5mila voti. E ciò nonostante il notevole trascinamento che arrideva alla candidata in questione per la scontata vittoria di Zingaretti, la cui area a livello regionale a malapena si distingueva da quella di Orlando. In molti comuni del Napoletano le donne e gli uomini di Casillo e Topo, per limitarsi a citare i nomi di due tra i maggiori protagonisti della vita del Pd partenopeo, rimasero indietro a quei ragazzi. Questo gruppo, insieme a quello dell’attuale segretario Sarracino, spinse in definitiva il 90% del partito reale a ridursi a poco più del 50, e la percentuale loro assegnata fu un notevole 24, anche se la contabilità interna dava loro ben sette punti in più. Oggi alcuni di quei ragazzi sono negli organismi regionali (se si riunissero…) e nazionali e non credo che ci siano solo in rappresentanza di se stessi o come il latte scaduto in frigo, Però bisognerebbe chiedere a loro.