Una cosa ci tengono a metterla in chiaro tutti: «Il problema, qui, non è mica Sandro Ruotolo». E, a ben vedere, non è nemmeno de Magistris. Il problema, piuttosto, è «la resa del Partito democratico di fronte a un’amministrazione fallimentare».

Tutto ha inizio con l’appello “Sulla candidatura di Sandro Ruotolo” lanciato da due editorialisti de Il Riformista, il filosofo Biagio de Giovanni e lo storico Paolo Macry, attraverso la pagina Facebook del loro blog “Ragione politica”. I due intellettuali definiscono il patto che ha portato alla candidatura del giornalista, che nel frattempo è riuscito a portare le sardine a Scampia per l’incontro nazionale di marzo, infausto per almeno tre ragioni: «Perché de Magistris è stato uno dei peggiori sindaci della storia repubblicana di Napoli; Perché de Magistris è stato il primo e il più tenace interprete della pericolosa deriva populista e demagogica che è poi dilagata nel Paese; Perché la scelta di Sandro Ruotolo, al di là dell’indiscussa qualità professionale, è l’espressione di quel Partito Mediatico-Giudiziario che ha promosso e sostenuto sin dagli esordi politici Luigi de Magistris e perciò non può essere condivisa in alcun modo da chi, fuori e dentro la sinistra, si dichiara riformista e liberale».

In poche ore l’appello lanciato sui social raccogliecentinaia di adesioni.

«È un errore clamoroso, un boomerang che si ritorcerà contro il Pd. Questo accordo tradisce tutta la società civile che si aspettava una candidatura quanto meno ragionevole dal Partito democratico», dice Riccardo Realfonzo, l’economista ex assessore al bilancio della prima giunta De Magistris, entrato ben presto in rotta di collisione con il sindaco per la mancata attuazione delle riforme di cui si era fatto portavoce.

«Poi non capisco perché si debba andare, ancora una volta, a cercare un candidato nel mondo del giustizialismo – continua Realfonzo -. Sembra quasi che in questa città ci si senta la coscienza sporca e, allora, come garanzia, si scelgono persone al di sopra di ogni sospetto». Ma per il direttore della scuola Scuola di Governo del Territorio più che di questo, ci sarebbe bisogno di qualcuno che parli di crescita, di sviluppo e di progresso.

«Ho messo like a quel post anche se condivido solo parzialmente l’appello», dice Maurizio Barracco, ex presidente del Banco di Napoli. «Sono molto d’accordo sulle prime due tesi, ma meno su quella del giustizialismo», spiega Barracco. E aggiunge: «Una cosa è certa: la situazione per il Pd al momento è complicata». 

A scorrere l’elenco di nomi ci si imbatte anche in chi, come Claudio Velardi, di strategia politica e comunicativa a sinistra se ne è occupato da vicino. Proprio lui, ora, definisce «triste» il sorriso del segretario dem Sarraccino che stringe la mano del sindaco. «Sono venute meno le ragioni dell’opposizione della sinistra all’esperienza di de Magistris che, non solo come sindaco ha governato molto male, ma ha più riprese sbeffeggiato la sinistra che ora dimostra di non avere un briciolo di idea per la città, di strategia e, mi verrebbe da dire, di dignità». Eppure, c’è qualcosa di più grave: l’adesione di Italia Viva. «Vedere Graziella Pagano seduta ad applaudire Ruotolo in prima fila è desolante», ammonisce Velardi. Italia Viva, fa notare, nasce come un partito minoritario ma con un profilo nuovo, ambizioso. Così facendo, invece, è rimasta imbrigliata nelle vecchie logiche di partito. Una scelta che, anche a livello nazionale, non giova. «Renzi voleva arrivare a Napoli con il lanciafiamme per rinnovare il Pd – ricorda Velardi -. Ora, che ha fondato un partito nuovo, non è in grado di usare nemmeno un fiammifero».